“Presidente l’ho difesa, | ma ora sono delusa”

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31 Luglio 2014, 20:15

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Adriana Vitale, ex lavoratrice degli sportelli multifunzionali

Egregio Presidente Crocetta

Sono certa che Lei ha letto la lettera e mi sarei aspettata un altro tipo di risposta, almeno così mi sono illusa e l’ho sperato, purtroppo ho dovuto constatare con mio grande rammarico che siamo per lei solo mosche fastidiose, zanzare da schiacciare.  Ho toccato con mano ciò che in tanti cercavano di spiegarmi e io sorda ho continuato a difendere il Suo operato, adesso ne subisco anche lo scherno, le assicuro che la mia delusione è cocente.  Ho cercato di ricostruire il puzzle della situazione nella quale Lei o chi per Lei ci ha cacciati e il quadro che ne è venuto fuori è misero e desolante: noi stritolati in una morsa di lotte intestine per poteri ed interessi.

Tutti sconfitti, tranne i vertici del C.I.A.P.I. che con maestria hanno giocato bene le loro carte e direi anche legittimamente si sono difesi dalla gogna mediatica nella quale tutti i protagonisti li avevano cacciati. Si è consumato il giusto epilogo di una farsa che ha voluto fin dall’inizio un’elemosina da elargire ad una platea di lavoratori, un osso al cane affamato, una proposta offensiva e oserei dire indecente. Il balletto dello scarica barile che si è concluso a tarallucci e vino. Vi siete velatamente e reciprocamente minacciati a distanza e abbracciati da vicino come due fidanzati che litigano per futili motivi, ma appena si ritrovano vis a vis non possono fare a meno di allargare le braccia. Una commedia a lieto fine! Peccato che la protagonista di questa commedia, sapientemente recitata, è la dignità dei lavoratori e l’epilogo è “Tutti colpevoli, nessun colpevole”. Su questo finale, voi, che siete maestri, avete confezionato la sceneggiata. Un rimpallo incessante di responsabilità tra i vari attori, una volta è toccato all’assessore, un’altra volta ai vertici del C.I.A.P.I., un’altra volta ancora ai sindacati, in un susseguirsi continuo di scambi di ruoli tra protagonisti e comparse.

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Adesso la scena è tutta sua, se la goda per intero. Ma questa non è la recita di una scena teatrale, questa volta è la vita vera e reale dei lavoratori.  Mi ero illusa che la Sua discesa in campo, tanto agognata, sarebbe stata finalmente quella del “salvatore” che avrebbe sancito un risultato diverso e più decoroso nei nostri confronti. Ma con rammarico e infinita delusione ho appreso che Lei ha approvato l’operato messo in atto per noi, attribuendo una laconica responsabilità al sindacato, a Suo dire accusato di aver arenato la trattativa sui livelli alti, cosa assolutamente falsa. Se parliamo di una scarsa incisività o di qualcosa iniziata male e finita peggio, mi trova d’accordo – Nemo potest duobus dominis servire- Presidente sono sempre convinta che i “bravi” hanno svolto bene il loro lavoro e non credo che il “signorotto” si sia rassegnato e Lei, così operando, non fa altro che assecondare un disegno preciso.

Mi dispiace Presidente, ma in Lei vedo un uomo che si bea della gloria di un applauso, soddisfacendo il suo ego, mentre la Sicilia muore. Qualcuno l’ha descritto come Nerone che continua a cibarsi mentre Roma brucia. Ecco, ho potuto constatare che mai paragone è stato più azzeccato e non mi riferisco solo alla mia personale vicenda, ma anche a quella di tanti siciliani. Mi spiace essere dura e cruda e se l’ho offesa, me ne scuso, ma come si suol dire: “In guerra e in amore tutto è lecito”. Lei ha da salvare la sua immagine e io la mia famiglia, le due cose dovrebbero corrispondere, l’una dovrebbe essere la conseguenza dell’altra, ma così non è stato. Cordiali saluti presidente e buona vita, la mia al momento è pessima.

Adriana Vitale (ex sportelli multifunzionali, ex Spartacus, ex lavoratrice sospesa nel limbo).

Pubblicato il

31 Luglio 2014, 20:15

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