Buttafuori pestato nel locale | Tre arresti, ora caccia al branco

Buttafuori pestato nel locale | Tre arresti, ora caccia al branco

Uno dei tre arrestati all'uscita dalla squadra mobile

Si cercano altri aggressori del buttafuori alle Terrazze Excelsior. Guarda il video degli arresti

PALERMO – Picchiato a sangue per aver svolto il suo lavoro. Fu una notte da incubo per Angelo, buttafuori di trent’anni che il 21 febbraio scorso finì all’ospedale in gravissime condizioni. In sette mesi le indagini hanno fatto luce sul pestaggio avvenuto in discoteca alle “Terrazze Excelsior”  in una traversa di via Cavour, in centro città.

Oggi la squadra mobile guidata da Rodolfo Ruperti ha fatto scattare tre arresti per quel pestaggio e in manette sono finiti Nicolò Di Michele, 26 anni, Salvatore Incontrera, 19 anni, Raffaele Di Dato, 20 anni (clicca qui per leggere il servizio), tutti della Zisa e accusati di lesioni aggravate e violenza privata. Ma si tratta soltanto di alcuni dei giovani che quella sera avrebbero fatto parte di un branco spietato e gli altri aggressori sono tuttora ricercati.

Il buttafuori fu picchiato e preso a calci all’interno del locale da un gruppo di almeno dieci giovani che stava già partecipando alla serata “In Colors” e che voleva accedere al privè. Per quell’area, però, c’era un ingresso riservato. Angelo – un ragazzo laureato in Architettura che lavorava saltuariamente nei locali notturni – si era avvicinato a loro. Sarebbero stati una decina e non avrebbe avuto il tempo di dire nulla: fu circondato e subito colpito in faccia.

Stordito, non riuscì a difendersi, quelle persone si accanirono su di di lui, spingendolo contro gli arredi del locale, al punto da danneggiarli. Gli aggressori sferrarono calci e pugni, utilizzarono anche sedie e tavolini, provocando segni visibilissimi sul corpo del ragazzo, trovato a terra: il volto era una maschera di sangue. Rimase ricoverato per diversi giorni al Civico, con la prognosi riservata. le sue condizioni migliorarono lentamente. “Il branco malmenò il buttafuori – spiega Ruperti – solo perché stava svolgendo il suo lavoro e negò loro l’accesso al privè. Stiamo cercando di individuare gli altri componenti del gruppo che quella sera picchiò il giovane”.

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