Prove di disgelo| tra il presidente e Raciti

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10 Aprile 2014, 21:06

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PALERMO – Il Crocetta-ter ha superato il Crocetta-bis. Magie di Sicilia. Dove la giunta del tanto atteso rimpasto non si è ancora formalmente insediata. E dove già si parla della possibile sostituzione di assessori appena subentrati. E che non si sono ancora accomodati su una delle dodici poltrone dell’esecutivo.

Sono partite infatti le grandi manovre per ricucire lo strappo che si è creato tra Crocetta e una buona parte del partito democratico. Un’interlocuzione avviata già “a caldo”, ieri, al termine dell’infuocata direzione nazionale dei democratici. Il governatore, insomma, fin da subito ha compreso che questa frattura avrebbe prodotto un effetto immediato: il suo governo si sarebbe trovato senza una maggioranza all’Ars in un momento assai delicato. E uno dei motivi che ha innescato la resa dei conti del rimpasto (ma anche, qualche giorno prima, della nomina dei manager della sanità) è venuto meno con l’ufficializzazione delle liste per le elezioni europee.

La necessità del dialogo ha spinto il presidente, nonostante le accuse feroci in direzione, e le polemiche dai toni aspri, ha chiesto un confronto col segretario Raciti. La proposta sarebbe stata quella di aprire all’ingresso di un “cuperliano” nella compagine di governo. Una proposta respinta al mittente da Raciti, che non si considera espressione di quell’area, ma il segretario di un partito che deve muoversi e agire, appunto unitariamente.

Così, la “pace” tra Crocetta e Raciti arriverà solo dalla “messa in discussione” dell’intera delegazione democratica in giunta. Al momento, a rappresentare il Pd nel nuovo governo sarebbero l’assessore all’Economia Roberto Agnello, Giuseppe Bruno, Nelli Scilabra e “a sorpresa” Mariarita Sgarlata (“è stato Crocetta a decidere che la Sgarlata fa parte del Pd”, ha ironizzato oggi Cracolici). I quattro nomi, insomma, tornano sul tavolo. E nessuno può essere certo della riconferma. Nemmeno Nelli Scilabra, candidata alle Europee. Una condizione che era stata considerata inconciliabile dal governatore, qualche mese fa, quando la questione sembrava investire alcuni assessori Udc come Cartabellotta e Valenti.

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Ma non solo. Pd e governatore dovranno sciogliere un altro nodo, che rischia di mantenere le distanze. Nell’esecutivo, infatti, è esplosa la “bomba” Fiumefreddo. I cuperliani del Pd non lo vogliono in giunta. Le parole di Cracolici, oggi, in effetti, sono state durissime. E la nomina dell’assessore dei Drs sembra già traballare parecchio.

Oggi il presidente Crocetta ha anche cercato oggi una interlocuzione con l’ala più ”dialogante” dei cuperliani, parlando a lungo al telefono con Concetta Raia, Bruno Marziano e Pippo Digiacomo. Il governatore ha trovato una disponibilità al confronto ma con paletti molto rigidi, più o meno gli stessi posti dal segretario. Anche i deputati cuperliani in sostanza non si accontentano di una soluzione al ribasso, con l’assegnazione di un assessore alla corrente, ma pongono un problema politico, ossia il rispetto da parte del governatore degli organi regionali del partito, in primis del segretario, che non può essere bypassato da Roma.

Il riferimento è chiaramente a Davide Faraone, che con Crocetta ha gestito il blitz di lunedì. Non solo. I cuperliani pongono anche un problema di rappresentanza. Loro sono nove, “gli altri” sono anch’essi nove, ergo, ragionano,la rappresentanza in giunta deve tenere conto di questi equilibri numerici. Insomma, un assessore solo ai cuperliani non basta. Altro passaggio emerso dai colloqui di oggi è quello legato ai tempi: l’accordo va trovato prima della presentazione della giunta in Aula. In quella sede, infatti, in mancanza di un’intesa, gli ex Ds non potrebbero tacere e a quel punto ricucire sarebbe ben più difficile.

Senza dimenticare che anche un’altra parte della giunta è messa “in discussione” dai partiti alleati. Metà dei deputati dell’Udc infatti ha sconfessato le nomine di Valenti e Torrisi. Il presidente nazionale del partito Gianpiero D’Alia ha gettato acqua sul fuoco. Ma il problema resta: il rimpasto, considerate le motivazioni per cui è stato portato avanti, è miseramente fallito. Doveva unire governo e partiti. Rafforzare il sostegno politico nei confronti dell’esecutivo. E invece non ha fatto che aumentare le distanze e infliggere nuove “ammaccature” alla carrozzeria di questa maggioranza. Il Crocetta-bis, insomma, è riuscito male. Si pensa già al Crocetta-ter. Sperando che stavolta l’alchimia funzioni.

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10 Aprile 2014, 21:06

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