Addio ai commissari di Crocetta |Stop a oltre 2 anni d'occupazione

Addio ai commissari di Crocetta |Stop a oltre 2 anni d’occupazione

Fra ottobre e novembre i liberi consorzi e le Città metropolitane dovranno eleggere i loro organi di governo secondo quanto prevede la riforma che oggi diventa legge. E che contiene una norma incredibile, che sembra quasi un dispetto a Bianco e Orlando.

PALERMO – Quando Rosario Crocetta annunciò in tv la fine delle vecchie province siciliane, abrogate con una mezza riforma incompiuta, era il febbraio 2013. A San Pietro regnava ancora Benedetto XVI, che annunciava in quei giorni la sua abdicazione, a Palazzo Chigi sedeva Mario Monti mentre Pierluigi Bersani si preparava a succedergli salvo poi incassare il più disastroso pareggio della storia politica italiana, la Juventus di Conte dominava la Serie A. Due anni e mezzo dopo, oggi l’Ars completerà con il voto finale la riforma, sancendo effettivamente la fine delle vecchie province che divenatno liberi consorzi. E che dopo l’estate finalmente si libereranno dello scandaloso per durata commissariamento attraverso il quale Palazzo d’Orleans ha gestito direttamente in questi anni gli enti d’area vasta siciliani.

Dal 1° ottobre al 30 novembre di quest’anno, infatti, i liberi consorzi e le aree metropolitane dovranno eleggere i loro organi di governo (presidente e giunta), mandando finalmente a casa i commissari governativi, più volte nominati, prorogati e rinominati dal governo Crocetta. E ponendo fine a una sospensione delle dinamiche democratiche che va avanti dalla primavera del 2013, quando le vecchie Province sarebbero dovute andare al voto.

Si tratterà di elezioni di secondo livello, senza quindi il coinvolgimento degli elettori. A scegliere presidenti e giunte dei liberi consorzi saranno i sindaci. Che avranno lo stesso compito anche nelle Aree metropolitane, in base alla curiosa norma votata ieri dall’Ars in base alla quale non saranno automaticamente i sindaci delle tre città capoluogo (Palermo, Catania e Messina) a guidare le aree metropolitane. Lo scherzetto è stato partorito ieri da un paio di votazioni segrete a Sala d’Ercole, dove i franchi tiratori della maggioranza si sono uniti alle opposizioni, forse per giocare un tiro mancino a Leoluca Orlando ed Enzo Bianco, due papabili candidati alla Presidenza della Regione. Il risultato è che in via ipotetica a guidare l’Area metropolitana della quinta città d’Italia, Palermo, potrebbe essere domani il sindaco di un paese di 400 anime come Sclafani Bagni. “Una follia pura. Solo in Sicilia si rende elettiva una carica che, nelle aree metropolitane del resto d’Italia, va di diritto alla città capoluogo”, commenta Enzo Bianco, citato oggi da Repubblica.

La legge sarà presentata nel primo pomeriggio ai giornalisti dall’assessore regionale Giovanni Pistorio e dal presidente della prima commissione Antonello Cracolici. Poco prima, i deputati di Forza Italia hanno convocato la stampa per dire la loro su quelal che definiscono “una non riforma delle province siciliane”. “Forza Italia – dice Vincenzo Figuccia – si oppone ad un disegno che non ridurrà i costi, non migliorerà i servizi e annullerà la rappresentatività dei cittadini. Motivi per i quali abbiamo deciso di abbandonare l’Aula e lasciare votare a questa maggioranza un provvedimento dal quale i lavoratori delle province in primis ci hanno chiesto di prendere le distanze”.

Anche la Lista Musumeci non ha partecipato ai lavori d’Aula. Spiega il deputato Gino Ioppolo: “Noi siamo sempre sempre contrari, primo perché chiedevamo l’elezione diretta dei presidenti e poi perché queste sono in realtà le vecchie province. Si sarebbe dovuto invece lasciare la libertà ai territori di creare nuove aggregazioni”.

Chi invece tra i banchi di quel che fu il centrodestra ha dato una mano alla riforma sono gli alfaniani, il cui dialogo col Pd, anche a livello siciliano, si fa sempre più serrato.

 

 

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