23 Febbraio 2013, 23:03

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PALERMO – Di pareggi inutili è lastricata la strada dell’inferno rosanero. Un altro pari col Genoa, uno zero a zero che lascia lo zucchero amaro in bocca. In dieci non abbiamo perso contro un Genoa più forte, che non ha saputo cambiare la rotta della partita. Ballardini si porta da furbo di tre cotte. Un punto voleva e un punto ha preso. Forse avrebbe potuto osare di più, specialmente dopo la cacciata di Aronica. Invece, il fu mister di viale del Fante ha preferito mettere in saccoccia il risultato che aveva previsto, tentando negli ultimi minuti il colpaccio con l’ingresso di Immobile.

Tuttavia a questo Palermo derelitto sarebbe servita la vittoria come il pane dopo un lungo digiuno. E la vittoria da queste parti somiglia al miraggio di un’oasi nel deserto. Nella sua valle di lacrime Alberto Malesani ha impostato la cavalleria leggera in attacco. Fabbrini, Miccoli e Ilicic. Il primo ha cavalcato appunto lontano dall’area di rigore. Molti svolazzi e poca sostanza. Miccoli ha onorato la maglia con una prestazione generosa, ma ampiamente al di sotto della sufficienza. Ilicic ha inventato ad intermittenza. Qualche coniglio dal cilindro e poca continuità, il solito Ilicic, insomma. Forse, l’Alberto in panchina, che ricorda Branduardi dalla capigliatura scomposta, non ha saputo cavare il gorgheggio giusto. Forse avrebbe dovuto inserire Faurlin a centrocampo per dare un pizzico di fantasia in regia. Forse avrebbe potuto osare prima con i funambolismi di Formica. Ma l’espulsione di Aronica ha costretto il tecnico a tentar di celebrare le nozze con i fichi secchi.

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Troppo monco questo Palermo per autorizzare speranze, voli pindarici. Ne’ il vecchio leone Miccoli ha il miracolo obbligatorio in canna. Non basta la commovente abnegazione di Barreto. Non basta il coraggio di Garcia, nonostante fischi inaccettabili. Le speranze si assottigliano, partita dopo partita. E questo Palermo non basta.

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23 Febbraio 2013, 23:03

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