PALERMO – A soli diciotti anni si sarebbe avviato all’attività criminale, entrando in azione con tre complici e mettendo a segno una rapina violenta che aveva traformato in un incubo la notte di due donne. L’appartamento che si trova in una traversa di via Leonardo da Vinci a Palermo, era stato preso d’assalto dai malviventi il 28 aprile, quando nel cuore della notte una banda di cui avrebbe fatto parte il figlio di un boss, è riuscita a fare irruzione al suo interno.
La polizia ha fermato due dei presunti rapinatori: uno di loro è Danilo Ingarao, diciotto anni, figlio del reggente del mandamento di Porta Nuova Nicolò, ucciso alla Zisa nel 2007 con quattro colpi di pistola. A freddarlo furono due killer a bordo di una motocicletta. Il giovane è accusato di rapina aggravata in concorso e il gip ha disposto per lui il trasferimento in carcere. Per l’insufficienza di indizi è invece stato rimesso in libertà un coetaneo inzialmente individuato dagli investigatori come suo complice, P.A.
E mentre la squadra mobile è ancora a caccia degli altri complici, sono state delineate con precisione le fasi della rapina che aveva fruttato un bottino formato da un iPad, un iphone, due computer portatili, alcuni libretti postali di deposito, carte bancomat, carte di credito e assegni bancari.
Ad accorgersi di strani rumori in casa era stata la figlia dell’anziana, che dopo aver pensato che era stata la madre ad essersi improvvisamente alzata, si era rimessa a letto. Poco dopo – in base a quanto ha raccontato alla polizia – un fascio di luce nel corridoio aveva però attirato la sua attenzione, facendole presumere che qualcuno si fosse introdotto all’interno dell’abitazione. Avvolta dalla paura si era diretta verso il corridoio per capire cosa stesse accadendo, ma un uomo l’ha raggiunta alle spalle e le ha tappato la bocca con le mani. Urlare e chiedere aiuto, a quel punto, era diventato impossibile.
Bloccata per le braccia anche la madre, le due donne erano state immobilizzate nella stanza da pranzo, costrette ad assistere ai piani dei quattro malviventi che hanno cominciato a passare al setaccio l’appartamento. La banda era poi riuscita a fuggire da una porta secondaria, salendo a bordo di un’auto. In base a quanto ricostruito, i rapinatori avevano fatto irruzione da una finestra dell’anticucina, raggiunta arrampicandosi su un cancello conducente al retro del palazzo, lo stesso dal quale sono poi scappati. Ma il loro arrivo e la fuga sono stati ripresi dalle telecamere del circuito di telesorveglianza di una banca che si trova nelle vicinanze, che hanno immortalato anche l’auto utilizzata per mettere a segno il colpo.
A contribuire notevolmente alle indagini anche l’utilizzo di una delle carte di credito rubate: uno dei rapinatori avrebbe tentato di prelevare dei soldi dallo sportello bancomat di un istituto bancario nella zona della Zisa. Intanto, la Procura ha annunciato che presenterà ricorso al Riesame in merito al provvedimento di rimessione in libertà del presunto complice di Ingarao.

