PALERMO – I sindacati autonomi della Reset lanciano l’allarme: mancano tre milioni di euro all’appello e annunciano assemblee e proteste. I segretari dei sindacati Asia (Salvo Barone), Cisal (Gianluca Colombino), Alba (Maurizio Bongiovanni), Usb (Sandro Cardinale), Conflavoratori (Giuseppe Pirino) e Cildi (Nino Bignardelli) hanno infatti incontrato giovedì scorso il presidente dell’azienda Antonio Perniciaro e oggi hanno diffuso una nota per esprimere la propria preoccupazione.
“Rispetto al percorso ipotizzato con l’Amministrazione comunale nel dicembre 2014, ovvero nell’accordo di costituzione della nuova società, vengono meno il principio e la finalità di quel patto che prevedeva un graduale aumento delle ore di lavoro soggettive che avrebbero dovuto vedere i lavoratori interessati riportati full time entro il 2017 – scrivono i sindacati – le somme previste nel budget non solo sono insufficienti, ma ad oggi mancano tre milioni di euro rispetto agli impegni presi dalle altre partecipate nell’assegnazione dei servizi”.
Oltre ai 29 milioni del Comune (che diventano 31 con l’aumento delle ore), sono infatti previsti altri 5 milioni suddivisi fra Rap (1,59), Amap (0,69), Amat (0,7), Amg (0,53), Sispi (0,1), canali di maltempo (1) e manutenzione scuole (0,4) per un totale di oltre 35 milioni. Peccato che finora le aziende abbiano sottoscritto solo contratti per 0,7 milioni (Rap per manutenzione marciapiedi), 0,27 (Amat peer pulizia tram e sedi tramviarie) e 0,5 per i canali di maltempo, con attività in corso pari a meno di un milione di euro. Sono ancora in fase di analisi i contratti con Amap per manutenzione edile e pulizia, con Amat per la pulizia di sovrappassi, capolinea e fermate tram e Amg per manutenzione edile.
“Per non parlare della procedura di mobilità orizzontale, ovvero della richiesta di personale specializzato o da formare che le altre partecipate avrebbero dovuto richiedere a Reset, che vede una netto dimezzamento rispetto alle unità iniziali, da 126 a 52 unità finali entro il 2016 – protestano i sindacati – elementi quest’ultimi che, nella migliore delle ipotesi, ovvero qualora si firmassero tutti gli accordi previsti tra Reset e le altre partecipate, sia in termini di affidamento di servizi che di mobilità di personale, consentirebbero a Reset di mantenere gli attuali inquadramenti dei lavoratori, ovvero l’equivalente di 31/40 ore settimanali, altro che ore in più. Per non parlare della data del prossimo 30 giugno, data entro la quale la Reset si è riservata una verifica per mantenere l’attuale inquadramento dei lavoratori oppure togliere le due ore concesse ad aprile”. Per questo gli autonomi hanno proclamato lo stato di agitazione e annunciano la calendarizzazione nei prossimi giorni delle assemblee dei lavoratori, non escludendo iniziative di protesta.

