Rifiuti, mazzette e colletti bianchi |Riesame si pronuncia sui Paratore

Rifiuti, mazzette e colletti bianchi |Riesame si pronuncia sui Paratore

Ecco cosa ha deciso il Tribunale della Libertà dopo il ricorso della difesa.

l'inchiesta Piramide
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CATANIA – Gli imprenditori Antonino e Carmelo Paratore, gli indagati chiave dell’inchiesta Piramide che ha scoperchiato un presunto traffico illecito di rifiuti con al centro la discarica Cisma di Melilli, sono rimasti in carcere. Il Tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Giuliana Sammartino dopo la richiesta dei pm della Dda di Catania Raffaella Vinciguerra e Giuseppe Sturiale. E’ stato quindi rigettato il ricorso del collegio difensivo composto dagli avvocati Lino Barreca, Carmelo Peluso e Giulia Bongiorno, che sin dall’inizio hanno evidenziato “gli errori” dell’impianto accusatorio dell’accusa e soprattuto nella consulenza del Ctu della Procura. I difensori, che avevano chiesto in subordine per i loro assistiti (che si sono dimessi dalle loro posizioni societarie) la misura degli arresti domiciliari, attendono di leggere le motivazioni del Tribunale della Libertà di Catania per valutare il prossimo passo.

Il Tribunale del Riesame, invece, ha stabilito per Salvatore d’Amico, amministratore unico della Paradivi Srl (società del gruppo Paratore) l’obbligo di dimora nel comune di Mellili. D’Amico era finito ai domiciliari. Dimezzato il tempo di interdizione dalla professione per il chimico Paolo Plescia, direttore tecnico dell’impianto della Cisma Ambiente.

L’inchiesta condotta dai Carabinieri, dal Noe e dalla Guardia di Finanza è al centro di un lungo speciale pubblicato sul Mensile S attualmente in edicola. Sono analizzati ogni aspetto e retroscena dell’indagine composta da intercettazioni, ispezioni e analisi di tutto quello che ruotava nell’impero imprenditoriale dei Paratore, composto dallo stabilimento balneare alla Playa di Catania alla discarica di Contrada Bagali. Per la Procura Antonino Paratore sarebbe stato il “gestore di fatto” della Cisma Ambiente, società proprietaria della discarica di Melilli. Carmelo Paratore, quale presidente del Cda della Cisma, “si interfacciava – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – con la Pubblica Amministrazione e, anche con continue dazioni illecite di denaro, otteneva dai pubblici funzionari l’emissione di provvedimenti illegittimi che consentivano il raggiungimento degli scopi dell’associazione criminale”. Gli scopi (alcuni almeno) sarebbero stati quello dell’ottenimento dell’ampliamento dell’impianto e anche dell’arrivo a Mellili del polverino dell’Ilva. Tutto sarebbe avvenuto “bypassando” le prescrizioni di legge con la compiacenza di tecnici e funzionari regionali e comunali. In totale infatti sono 26 gli iscritti nel registro degli indagati. Una ricostruzione quella dell’accusa ritenuta assolutamente errata dall’avvocato amministrativista Lino Barreca che evidenzia come “l’attività di trattamento e abbancamento dei rifiuti è stata posta in essere dalla Cisma nel pieno rispetto delle norme vigenti”.

 

 

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