Raciti: “Presto i nomi dei nuovi assessori” | L’ira di Crocetta: “Sono pronto alla battaglia”

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01 Settembre 2014, 17:01

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PALERMO – Una prova di forza. Un braccio di ferro che potrebbe essere giunto al momento decisivo. E atteso da tanti mesi, durante i quali si è assistito a una melina quasi snervante. Domani il segretario regionale del Pd Fausto Raciti consegnerà i nomi dei nuovi assessori del Pd al presidente della Regione Rosario Crocetta. Che non ci sta: “Non posso fare un rimpasto ogni quattro mesi – dice – io vado avanti, sono pronto alla battaglia contro chi si oppone al cambiamento della Sicilia”.

E avanti però sembra voler andare anche il Pd. Seguendo la strada tracciata dall’ultima direzione regionale del partito. Quella che, alla presenza del vice di Matteo Renzi, Lorenzo Guerini, aveva conferito proprio a Raciti il mandato di presentare al presidente della Regione la nuova delegazione del Partito democratico in giunta. “Andremo avanti, in assenza di fatti nuovi”, avevano fatto sapere già nel pomeriggio dalla segreteria regionale. Cioè, non essendo arrivate le dimissioni degli assessori in quota Pd attualmente al governo, il partito ha dovuto “forzare la mano”. Poi, ecco la dichiarazione ufficiale: “Abbiamo deciso, alla luce di una comune preoccupazione per il futuro della Sicilia, – ha detto Raciti – di dare seguito al mandato della scorsa direzione regionale proponendo nelle prossime ore al vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini e al presidente della Regione la squadra del Partito Democratico. Si tratta – prosegue Raciti – di un impegno unitario che coinvolge tutto il Pd a livello politico e istituzionale, così come unitarie saranno le rappresentanze a tutti i livelli di nostra competenza. C’è un partito determinato a segnare una fase nuova. Vogliamo inoltre discutere le nostre proposte e le nostre preoccupazioni anche con le altre forze della coalizione, raccogliendo le richieste degli alleati di questi giorni. E’ mia intenzione convocare a breve termine un tavolo di coalizione”.

È questo l’esito del vertice, iniziato poco prima delle cinque del pomeriggio e andato avanti per oltre tre ore. Una posizione “unitaria” come si legge nel comunicato. Che però non racconta del tutto le divisioni, in certi momenti molto dure e aspre tra due anime del partito. Da un lato, quella che si rivede nelle posizioni del segretario regionale Raciti. Un’area che non può più essere etichettata come quella dei “cuperliani”. A sposare le tesi del leader siciliano del Pd, cioè quelle dell’azzeramento della componente democratica in giunta, ecco anche deputati regionali come Giovanni Panepinto e Mariella Maggio che esplicitamente si tirano “fuori dalla logica delle correnti, noi rappresentiamo noi stessi”. E anche loro chiedono di rivedere interamente la delegazione Pd.

Dall’altra parte, però, ecco i renziani. “Ce ne sono sei al governo, questa è la giunta più renziana d’Italia” aveva ironizzato qualche giorno fa Antonello Cracolici, che aveva puntato l’indice anche contro gli incarichi all’interno degli uffici di gabinetto targati “area Renzi”. Quest’altra anima del Pd ha, anche nel corso della riunione di oggi, in qualche modo spostato da Palazzo d’Orleans a Palazzo dei Normanni la questione dei rapporti col governo regionale. “Si vuole azzerare la componente Pd in giunta? – ha proposto il vicesegretario democratico Mila Spicola – allora si rivedano anche tutti gli incarichi all’Ars”. Una richiesta accolta dallo stesso Raciti, che si è detto pronto a discuterne, nonostante questa questione non trovasse spazio all’interno del documento approvato poche settimane fa dalla direzione regionale del Pd, alla presenza di Guerini. Tra i “diretti interessati” rientrerebbe anche lo stesso Cracolici, attualmente presidente della commissione affari istituzionali. “Sono pronto a fare un passo indietro, ci mancherebbe. Ma vorrei ricordare che queste decisioni spettano al gruppo parlamentare del Pd, non a chi non è nemmeno un deputato”.

Così, per tutto il pomeriggio, il “copione” è stato quello. Il segretario Raciti ha chiesto di uscire dal vertice con una decisione, o quantomeno con una scadenza certa. E la decisione non poteva che essere quella: azzeramento degli assessori Pd. Dall’altra parte i renziani non sarebbero apparsi particolarmente entusiasti. Ma alla fine si è giunti a una posizione “ufficialmente” unitaria.

E nel corso del vertice non è mancato nemmeno un passaggio relativo al Piano giovani. Un “caso” che ha innescato, anche nella recente seduta della Commissione lavoro, le nuove richieste di rimpasto dei deputati democratici (Panarello e Panepinto) su tutti. I renziani avrebbero infatti chiesto all’area più “intransigente” come intendano comportarsi in occasione della mozione di censura già annunciata a Nelli Scilabra già annunciata da Forza Italia. “Il flop day è una questione politica, non tecnica” ha incalzato Raciti. Poi, l’accelerazioni. Domani i nomi dei nuovi assessori. A Crocetta il compito di dire sì. O di rompere col suo partito. Ma il governatore ha già contrattaccato: “Questo governo è già politico, espressione del partito. Al vertice non mi hanno nemmeno invitato, mentre era mio diritto esserci. Abbiamo cambiato la Sicilia, non si può chiedere un rimpasto ogni tre mesi. Sono pronto alla battaglia”. Che è appena cominciata. O forse non è mai finita.

 

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IL LUNGO VERTICE DI OGGI

“Rivedere tutte le cariche nel Pd? Nessun problema, ma chi lo chiede deve accompagnare i fatti alle parole. La nuova delegazione del partito in giunta è pronto, ma si parta da un fatto: il ritiro dal governo di tutti gli assessori in quota Pd”. Sono le quattro del pomeriggio. Il vertice del Partito democratico in via Bentivegna non è ancora iniziato. Il segretario regionale Raciti però “apre” a quanti nel partito gli chiedono di andare oltre quello che era stato deciso in direzione regionale: rivedere anche le presidenze delle commissioni parlamentari, ad esempio, oltre ai rappresentanti del governo. “Nessun problema, ma adesso servono i fatti”, incalza il leader siciliano dei democratici. Nel frattempo, nella sede regionale del partito sono arrivati il renziano Marco Zambuto, c’è il responsabile organizzativo Antonio Rubino. Quindi arriveranno alla spicciolata Mila Spicola, Mirello Crisafulli, Giovanni Panepinto, Mariella Maggio, Gandolfo Librizzi, Piero David, Antonella Monastra. Gli ultimi, il capogrupppo Baldo Gucciardi e l’ex segretario Giuseppe Lupo.

Ennesimo vertice, ennesima riunione. Che arriva dopo la pausa estiva. Una pausa che, complice il Piano giovani, ha addensato le nubi sul governo Crocetta. “Mi pare evidente – spiega Raciti – che la situazione si sia ulteriormente deteriorata. Il presidente Crocetta dice che il flop del Piano giovani non è na questione politica? Io penso il contrario. Ci sono tante scelte di natura politica alla base della questione: dalla decisione di trasformare la selezione in una specie di ‘giochi senza frontiere’, fino a quella di assegnare milioni di euro tramite affidamenti diretti alle società esterne. Noi – aggiunge il segretario del Pd – in questi giorni siamo stati in silenzio, abbiamo voluto attendere, approfondire, verificare. Non abbiamo chiesto la testa di nessuno, non abbiamo favorito derive populistiche e democagogiche, ma abbiamo atteso una seppur parziale assunzione di responsabilità, che non è arrivata. E l’assunzione di responsabilità dovrebbe stare alla base di qualunque tentativo di rinnovamento etico”. Insomma, non convince la tesi del problema tecnico. “Faccio qualche esempio – continua Raciti – se la polizia sbaglia, ne risponde il ministro dell’Interno. Di fronte a casi di malasanità il responsabile è il ministro alla Salute. Non si possono liquidare i fatti parlando solamente di ‘problemi gestionali’”.

E il Piano giovani è oggetto, tra i corridoi della sede regionale del Pd anche di qualche ironia. È il caso di Mirello Crisafulli: “Se oggi parleremo del Piano giovani? Non credo. Io non mi intendo di computer”, commenta sarcatico il politico ennese. Mentre il rischio che la riunione si risolva in uno sterile confronto, è nelle parole di Giovanni Panepinto: “Siamo qui a sciogliere rugiada” dice. Poi rilancia, insieme a Mariella Maggio: “Noi due qui non rappresentiamo alcuna corrente. E siamo stanchi del riferimento alle correnti. Semmai facciamo parte dei cosiddetti ‘Giovani turchi’”. Ma sul futuro, le idee sono abbastanza chiare: “Bisogna rafforzare il governo regionale. E l’unico modo è quello di azzerarlo”.

Azzerarlo. Pochi mesi dopo il Crocetta-bis che ha coinvolto diverse aree del Pd, soprattutto quella dei renziani, oggi quella maggiormente rappresentata al governo, e ha sancito lo strappo con i cosiddetti “cuperliani”. E oggi, dal vicesegretario renziano Mila Spicola, ecco il “rilancio”: “Si vuole rimettere mano al governo? Bene, allora si azzerino anche le cariche all’Ars”. Dove i tre presidenti di commissione (Cracolici, Digiacomo e Marziano) sono esponenti appunto dell’area Cuperlo.

Una proposta che in realtà va oltre i termini della relazione approvata quasi all’unanimità in occasione dell’ultima direzione regionale del Pd. Quella nella quale, insieme al rinnovo della fiducia al segretario Raciti, si dava mandato al partito di proporre a Crocetta i nuovi nomi della delegazione. “Ma non c’è nessun problema – replica Raciti – si può discutere di tutto. Ma chi avanza certe proposte, deve essere poi ‘consequenziale’”. Una frase che può apparire come un invito ai renziani del partito di chiedere ai “propri” assessori (Bruno, Agnello e Sgarlata) un passo indietro, per consentire appunto quell’azzeramento richiesto dai renziani stessi. “Io sono pronto a lasciare la presidenza della prima commissione – assicura Antonello Cracolici – ma vorrei solo ricordare che queste scelte attengono al gruppo parlamentare, non certo a chi non è nemmeno deputato”.

“Adesso però – incalza Raciti – non è consentita nessuna ‘discussione a vuoto’. Basta con gli espedenti retorici. La gente si aspetta fatti veri. È troppo forte il malcontento, la rabbia, la percezione che non ci sia un prospettiva. Il Piano giovani ha dimostrato anche questo, peggiorando una situazione già drammatica”. Ma dal segretario, come lui stesso ha ricordato, non è arrivata nessuna richiesta di sostituzione dell’assessore Scilabra. Il motivo, però, è presto spiegato: “La Scilabra è stata indicata e voluta da Crocetta. Non ha alcun vincolo col Pd. Non è, insomma, un assessore del Pd”.

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01 Settembre 2014, 17:01

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