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Province, il primo voto segreto all’Ars affossa la riforma: cade il ddl, è crisi

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07 Febbraio 2024, 15:52

9 min di lettura

PALERMO – Il voto segreto affonda la riforma delle Province. Alla prima votazione sull’articolo 1 del ddl, le opposizioni hanno chiesto il voto segreto su un emendamento soppressivo: a quel punto il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno ha messo in votazione il mantenimento dell’articolo e il risultato è stato di 40 voti contrari e 25 favorevoli. L’articolo 1 conteneva alcuni principi cardine della riforma che avrebbe riportato in vita le Province: tra questi l’elezione diretta dei presidenti e dei consiglieri provinciali. Il no all’articolo, di fatto, affossa la riforma. Si tratta del secondo scivolone per governo e maggioranza in ordine di tempo a Sala d’Ercole: il Parlamento, infatti, giorni fa aveva bocciato, sempre a scrutinio segreto, il ddl ‘salva-ineleggibili.

Il voto di Sala d’Ercole

Al momento del voto in aula erano presenti 65 deputati, 37 dei quali appartenenti alla maggioranza. All’appello mancano quindi almeno 12 voti per il centrodestra. Subito dopo il voto il governatore Renato Schifani ha lasciato palazzo dei Normanni. Nella stanza del governo si sono riuniti Galvagno, il vice presidente della Regione con delega ai rapporti con l’Assemblea Luca Sammartino e il coordinatore siciliano di Forza Italia Marcello Caruso. Quest’ultimo, a tarda sera, firma una nota nella quale evidenzia che il gruppo parlamentare azzurro “ha votato in modo compatto e unito” in favore del ddl, aggiungendo: “Questo disegno di legge era parte integrante, e resta parte integrante, del programma del governo presieduto da Renato Schifani e condiviso con l’intera coalizione. Lo stop imposto al cammino parlamentare della legge sulle Province – conclude – rappresenta una sconfitta per i territori e le comunità che da anni subiscono incredibili carenze e disservizi”.

Le prime reazioni

La prima reazione è quella di Ismaele La Vardera, deputato di Sud chiama nord. “Le opposizioni e la maggioranza sembrano essere un’unica cosa ormai: continuano a mandare sotto il governo Schifani – afferma -. Chi non vuole vedere può continuare a far finta di nulla, ma è chiaro che la vera maggioranza è l’opposizione oggi. Qui si parla di istituire la Province ma già dovremmo pensare alle prossime regionali che, di questo passo, non sono così lontane”. Amaro il commento del deputato FdI Nicola Catania in aula: “Questo voto è una sconfitta della politica nei confronti del territorio. Per 12 anni sono mancate le manutenzioni delle scuole e delle strade, questo atteggiamento distrugge e non crea migliori condizioni per le nostre comunità”.

Assenza: “Modificare il voto segreto”

Giorgio Assenza, capogruppo FdI, guarda avanti: “Quella scritta oggi da quest’aula non è una bella pagina. A questo punto occorre riflettere seriamente sull’opportunità di mantenere il voto segreto su qualsiasi ambito. Assumo l’impegno di proporre una norma che tenda a modificare questa vergogna e questa assurdità . Con questo sistema, infatti, chi non ha il coraggio di mettere la faccia sulle proprie scelte si trincera dietro al voto segreto”. Assenza poi guarda avanti: “A questo punto bisogna fare cessare l’era dei commissari alle ex Province. Esiste una legge in vigore che prevede le elezioni di secondo livello, si proceda con quanto previsto. Dobbiamo ripristinare un minimo di democrazia in questi enti procedendo con il sistema elettorale previsto dalla legge Delrio”. Ipotesi stoppata, però, dalla Dc: “Nel programma di Schifani è scritto a chiare lettere che i protagonisti del voto devono essere i cittadini e questo è quello che prevedeva la riforma bocciata oggi in Aula – dicono il leader Totò Cuffaro, il capogruppo all’Ars Carmelo Pace e il presidente della prima commissione Ignazio Abbate . Non vogliamo, pertanto, sentire parlare di elezioni di secondo livello. la riforma – concludono – tornerà presto in aula”.

Cuffaro: “Sconcertante”

Cuffaro bolla come “sconcertante” il voto di Sala d’Ercole. “Di fronte a partiti di maggioranza compattamente schierati per raggiungere l’importante obiettivo, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, abbiamo registrato, incredibilmente, scelte di segno opposto di diversi deputati della stessa maggioranza – continua Cuffaro -. Con la complicità del voto segreto qualcuno è stato, evidentemente, guidato da ben altri intendimenti e, probabilmente, preoccupato dalla possibilità di restituire ai cittadini la parola sul governo degli enti di area vasta. Sarebbe stato opportuno che chi non voleva il ritorno delle Province lo dicesse per tempo, evitando la vergogna a cui abbiamo assistito oggi – conclude -. Chi ha votato contro non ha tenuto conto dello stato indecoroso di scuole, strade provinciali dissestate e divenute, a causa dei rifiuti, discariche a cielo aperto, anteponendo l’interesse proprio a quello dell’intera comunità”. Gli fa eco il gruppo Dc all’Ars, che però chiede un “chiarimento” agli alleati: “Siamo sempre stati e continueremo ad essere vicini e leali al presidente Schifani sostenendo l’attività del governo – dicono i deputati cuffariani -. Adesso, inevitabilmente, occorrerà un chiarimento all’interno dei partiti affinché la maggioranza trovi nuovamente unità sui provvedimenti che vanno portati in Aula”.

Pellegrino (FI): “Sconfitta per la democrazia”

Per la maggioranza interviene anche Stefano Pellegrino, presidente dei deputati di Forza Italia: “I siciliani hanno perso oggi una grande opportunità per ridare dignità e rappresentanza istituzionale alle ex Province, che ormai da anni, dopo una scelta scellerata del governo Crocetta, versano in stato di gravissima crisi in termini di servizi per i cittadini e i territori – sottolinea -. Non può che dispiacere che una norma di alto valore istituzionale sia stata bocciata, trincerandosi dietro scuse false come quella che si sarebbe trattato di una mossa pre-elettorale. Ad essere uscita oggi sconfitta da Sala d’Ercole è la democrazia e la rappresentanza democratica dei siciliani, che dovranno continuare a subire i danni della cancellazione degli enti di area vasta”.

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De Luca e Di Paola (M5s): “Schifani si dimetta”

“Lo schiaffone a Schifani sulle Province si è sentito fino a Roma e non può non avere conseguenze. Questo governo deve andare a casa”. Lo afferma il capogruppo del M5s Antonio De Luca. “Si tratta di un risultato anche più clamoroso di quello che immaginavo, anche se avevo sottolineato che questo ddl non era condiviso nemmeno dalla sua maggioranza ma Schifani ha avuto l’arroganza di presentarsi in aula e prendere in diretta questa sonora batosta sulla legge che porta la sua firma – ancora De Luca -. Ora tragga le dovute conseguenze e si dimetta, anche perché questa è l’ennesima dimostrazione che questo governo non ha più maggioranza né in aula né fuori da essa”. sulla stessa lunghezza d’onda il coordinatore regionale dei pentastellati, Nuccio Di Paola: “l Parlamento regionale ha sfiduciato palesemente per la seconda volta il presidente Schifani presente in aula – sottolinea -. La prima volta con il disegno di legge che salvava gli ineleggibili, ed oggi con l’altro suo cavallo di battaglia ovvero la restaurazione delle province regionali e delle relative poltrone. Se fossi il Presidente Schifani trarrei le dovute considerazioni da questa ennesima bocciatura. La maggioranza di destra non esiste più e non rappresenta i siciliani”. “Era scontato che finisse così”, esclama Gianfranco Miccichè conversando con i cronisti in sala stampa.

Il Pd: “Ennesimo ko del governo”

Nel Partito democratico parlano il capogruppo Michele Catanzaro e i deputati Nello Dipasquale, Mario Giambona e Antonello Cracolici. “Ad una settimana dal tonfo sul ddl salva ineleggibili il centrodestra si sgretola nuovamente sulla riforma delle Province – dice Catanzaro -. L’immagine del governo che fugge dall’aula subito dopo il ko è la rappresentazione plastica di una maggioranza totalmente allo sbando”. Dipasquale rilancia: “Il voto di oggi all’Ars era una morte annunciata. Adesso bisogna pensare alle elezioni di secondo livello nelle Province. La maggioranza è rimasta vittima delle sue stesse forzature”. Giambona aggiunge: “La maggioranza oramai va sistematicamente sotto in tutte le votazioni. Bisogna prendere atto che questo Parlamento ha un’altra maggioranza che sicuramente non è a sostegno del governatore siciliano”. Cracolici argomenta: “Il centrodestra pensa che vincere le elezioni voglia dire comandare, su questa strada saranno sempre sconfitti. Quando si smarrisce il senso della funzione istituzionale c’è chi pensa di poter fare quello che vuole, così come è successo all’Ars con la bocciatura della riforma delle province: un ddl che, come più volte abbiamo detto, non aveva né capo né coda”. Secondo il presidente dell’Antimafia regionale “nel centrodestra c’è uno scontro per il comando e non sulle soluzioni da dare ai problemi della Sicilia”. Da qui il suggerimento: “O questa maggioranza si ferma e capisce che ha il ‘dovere di governare la Regione’ e non il ‘diritto di comandarla’, o andremo tutti a sbattere perché lo scontro politico si inasprirà sempre di più”.

Mpa: “Delusione per il voto dell’Ars”

“Piena delusione”, viene espressa dal Movimento per l’autonomia. “Il ddl avrebbe consentito il voto democratico per le nostre province, ormai da troppo tempo lasciate in balia dell’assenza di politica e di governo delle cose”, dicono i deputati del gruppo Popolari e autonomisti insieme con l’assessore Roberto Di Mauro. “Sono sotto gli occhi di tutti – prosegue la nota – le condizioni drammatiche in cui versano tutte le strutture scolastiche e le opere infrastrutturali in generale di competenza delle ex province e soltanto il ritorno alle elezioni democratiche degli organi può determinare un’effettiva inversione di rotta su questi fronti”.

Durigon: “Amareggiati dal voto”

Interviene anche il neo commissario della Lega in Sicilia, Claudio Durigon: “Siamo ovviamente amareggiati per l’esito del voto all’Ars sul ripristino delle Province. Dal nostro punto di vista è un’occasione persa per tutti, anche in virtù dell’accordo nazionale e regionale sul tema. – afferma -. Le Province sono una nostra storica battaglia per assicurare dignità e per dare voce e rispetto ai territori. Ripristinarle significa garantire una gestione dei servizi migliore e vicina alle esigenze dei cittadini, restituendo loro il potere di voto sui propri rappresentanti. Il nostro impegno in questa direzione non cambierà”.

Noi Moderati: “Serve confronto nel centrodestra”

“Il fatto politico della maggioranza sconfitta all’Ars sul voto di riforma delle Province è un bruttissimo segnale che non va sottovalutato ma che può servire ad una ampia riflessione. Occorre ritrovare e in tempi brevi le ragioni di una coalizione che è maggioranza nel Paese e che è chiamata a governare in una congiuntura economica e sociale problematica. Nessuna forza politica può ritenersi autosufficiente”. Lo dice Massimo Dell’Utri, coordinatore regionale di Noi Moderati, secondo cui “è chiaro che sono stati commessi degli errori e, tra questi, la mancanza di una cabina di regia in grado di affrontare e superare gli ostacoli. Per questo – aggiunge – è auspicabile un confronto tra le forze del centrodestra per riprendere il percorso avviato e rinsaldare la proposta politica in vista delle elezioni amministrative e per riproporre su base ampia una riforma delle Province di cui il territorio non può fare a meno”.

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07 Febbraio 2024, 15:52

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