Spese dei partiti ai raggi X| A Palermo elezioni "low cost"

Spese dei partiti ai raggi X| A Palermo elezioni “low cost”

La Corte dei Conti analizza entrate e uscite delle liste. Ecco quanto hanno speso.

COMUNALI 2017
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PALERMO – Una campagna elettorale sotto tono, almeno per i partiti che hanno speso poco o nulla. La Corte dei Conti passa ai raggi X la corsa alla poltrona di sindaco di Palermo di giugno 2017, quella che ha visto vincere Leoluca Orlando riconfermato sullo scranno più alto di Palazzo delle Aquile. Una competizione che, complice il taglio dei finanziamenti ai partiti e le normative più stringenti, è stata lontana anni luce dai toni di qualche anno fa, quando per conquistare un posto in consiglio comunale liste e candidati erano pronti a spendere ingenti somme per feste e ricevimenti.

I magistrati hanno chiesto ai rappresentanti delle liste copia di scontrini e fatture, dal momento che la legge affida alla Corte dei Conti il controllo delle formazioni politiche ma alla Corte d’Appello e all’apposito collegio regionale di garanzia elettorale quello sui singoli candidati. La normativa non solo ha messo dei limiti alle spese, ma ha imposto anche di dichiarare da dove provengono i soldi: un modo per scoraggiare la corruzione. Le liste sono tenute a precisare quanto hanno speso e come: dalle manifestazioni alle stampe, dai costi per le sedi alle utenze.

Per i comuni sopra i 30 mila abitanti i partiti possono spendere al massimo un euro per ogni iscritto alle liste elettorali, al netto dei costi sostenuti dai singoli candidati: a Palermo, l’anno scorso, gli elettori erano 558.121, nove volte quelli di Trapani. Un tetto massimo rispetto al quale le liste delle ultime Comunali si sono tenute molto al di sotto.

L’anno scorso a Palermo hanno gareggiato 18 liste e, malgrado il limite fosse di 558 mila euro, i partiti hanno dichiarato spese complessive per 44.856,43 euro, in pratica una media di 2.500 euro a formazione politica. Ma in verità soltanto quattro liste hanno speso qualcosa: Sinistra Comune ha sborsato 15.294,37 euro, Alleanza per Palermo di Totò Lentini 11.973,85 euro, Siciliani Liberi di Ciro Lomonte 11.204,8 euro e Uniti per Palermo, espressione di Sicilia Futura, 6.383,41 euro.

Hanno dichiarato di non aver speso nulla le altre 14 liste, ossia Cantiere Popolare, Centrodestra per Palermo, Democratici e popolari, Udc, Mosaico, Mov139, M5s, Palermo prima di tutto, Palermo 2022, Per Palermo con Fabrizio, Spallitta sindaco, Al Centro, Coraggiosi e Forza Italia. Il che, è bene ribadirlo, vuol dire che i singoli partiti non hanno speso niente e che quindi i costi della campagna elettorale sono ricaduti sui candidati, ma salta comunque agli occhi come anche i principali partiti italiani abbiano tenuto i cordoni della borda ben sigillati.

“Le dichiarazioni dei rappresentanti dei partiti mettono a nudo il fatto che l’assenza dei finanziamenti pubblici porta a non spendere più nulla – dice Giulio Tantillo, vicepresidente del consiglio comunale di Palermo e capogruppo di Forza Italia – Ormai mancano i soldi a livello regionale e soprattutto comunale, la campagna elettorale viene fatta dai singoli candidati, c’è chi spende 1000 euro e chi 20 mila. Palermo ha vissuto di una campagna low cost, come dimostrato dal fatto che il mio partito non ha organizzato niente, nemmeno una presentazione dei candidati”.

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