La strage di Casteldaccia sette anni fa: "Siamo stati abbandonati"

“Ho visto i miei figli morire, ma in questi anni sono stato abbandonato”

Giuseppe Giordano e la moglie Stefania Catanzaro
Giuseppe Giordano perse la sua famiglia nell'alluvione del 3 novembre del 2018
LA STRAGE DI CASTELDACCIA
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PALERMO – La luce che andò via, la furia dell’acqua, il fango e i detriti che travolsero tutto e trasformarono quella villetta in un inferno. Poi il disperato tentativo di mettere al sicuro i suoi cari, ma lui e la figlia furono gli unici a salvarsi, insieme al cognato e alla nipote. Sono trascorsi sette anni dalla strage di Casteldaccia, ma il dolore e i ricordi sono più vividi che mai per Giuseppe Giordano.

La strage di Casteldaccia il 3 novembre del 2018

Nella tragedia avvenuta il 3 novembre del 2018 perse la moglie, Stefania Catanzaro, i figli Federico di 15 anni e Rachele di 3 anni, i genitori, la sorella, il fratello e il nipote. Nella strage morì anche Nunzia Flamia, madre del cognato. “È diventato davvero difficile trovare la forza per andare avanti, sento un vuoto che non mi abbandona mai, ma questo è il periodo dell’anno che più mi distrugge”, racconta a LiveSicilia.

“E’ una escalation di sofferenza: ad ottobre i due bambini che ho perso a Casteldaccia avrebbero compiuto gli anni – prosegue – e con l’inizio di novembre rivivo sulla mia pelle quella notte terribile. La cosa peggiore è recarmi al cimitero dalla mia famiglia ed essere consapevole che finora non abbiamo avuto giustizia. Il dolore alimenta altro dolore”.

Pene ridotte in appello per la strage di Casteldaccia

Lo scorso luglio la Corte d’Appello ha ridotto le pene per due degli imputati, il sindaco Giovanni Di Giacinto e il proprietario dell’immobile, Antonino Pace, ed ha assolto la responsabile della protezione civile del Comune, Maria De Nembo, con la formula “perché il fatto non sussiste”. I giudici hanno anche deciso di ridurre le provvisionali per le parti civili. “Io e mia figlia siamo stati lasciati soli, ci sentiamo abbandonati. La nostra storia è stata ormai dimenticata”, dice Giordano.

I suoi familiari persero la vita in una villa che aveva affittato in contrada Dogali Cavallaro: era abusiva e con una sentenza del 2010 doveva essere demolita. “Nessuno ci aveva avvertito, lo dico da allora. Non eravamo stati messi in guardia, non ci avevano detto che poteva essere pericoloso. Non avrei mai portato la mia famiglia in luogo rischioso”, continua, con la voce spezzata dalle lacrime.

La festa a Casteldaccia, poi l’inferno

La gioia si trasformò nell’incubo più grande: “E’ impossibile lasciarsi alle spalle quello che è successo, perché ha completamente stravolto la vita mia e quella di mia figlia Asia. Eravamo lì per festeggiare il ponte della festa di Ognissanti, godendoci dei momenti spensierati in famiglia e preparando i regali per i più piccoli, come da tradizione. Non avremmo mai immaginato di perdere tutto”.

La strage di Casteldaccia: il maltempo e il fiume in piena

Furono giorni di forte maltempo in tutto il Palermitano, il fiume Milicia esondò. L’acqua raggiunse rapidamente e in modo violentissimo la villetta. Giordano, dopo essere stato trascinato all’esterno dall’onda di fango, riuscì a salvarsi arrampicandosi su un albero, mentre il figlio Federico cercava di mettere al sicuro la sorellina.

“Sono morti entrambi, non posso darmi pace. Ho lasciato Palermo ormai da tempo insieme a mia figlia, per cercare un po’ di serenità, ma il percorso è ancora lungo e pieno di difficoltà, soprattutto dal punto di vista emotivo e psicologico. E mi rendo conto che le cose, in generale, non cambiano. Non c’è manutenzione del territorio, il rischio ad ogni pioggia è altissimo. Basti pensare a ciò che è accaduto recentemente a Favara, dove un’altra donna ha perso la vita. Anche lei era una giovane mamma. La sua storia drammatica mi ha fatto rivivere l’incubo”.

Ricordi e sofferenza che il tempo non cancella, come la giovane Asia scrive sui social nel giorno dell’anniversario della tragedia.“Nove vite spezzate, famiglie rovinate, mancanze che lacerano il cuore e ditemi: questo come si puó accettare? Non si puó, ma purtroppo si impara a convivere con il dolore. Mi trovo ancora qui, dopo ben sette anni, a scrivere di voi, di quanto mi mancate e di quanto vorrei avervi qui con noi. Non mancava nulla alla nostra famiglia, anzi avevamo tanto da dare a tutti. Purtroppo ogni cosa bella finisce”.

La strage di Casteldaccia e le parole di Asia

“Bisogna vivere con il ricordo e con la speranza che un giorno ci ritroveremo ancora una volta insieme – scrive la ragazza -. E stavolta niente e nessuno potrà dividerci. Vedo la gente lamentarsi per niente, la vedo non apprezzare i genitori, i fratelli, gli ziii o addirittura i nonni. Il consiglio che posso darvi è di godervi ogni singolo istante passato con loro, perché la vita è imprevedibile e in un attimo può togliere tutto, proprio come è successo a noi”.

“Solo chi ci conosce realmente è consapevole di tutto il bene, i valori e l’onestà della nostra famiglia. Resterete per sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri perché è giusto ricordarvi così. Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta. Potrei stare ore e ore qui a scrivere – conclude – ma sempre con quel vuoto dentro e con quella lacrima che accarezza il mio viso, Ci mancate tantissimo”.


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