Teatri, la lettera a Napolitano: |”La Cultura è una risorsa”

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27 Febbraio 2014, 17:08

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CATANIA – “Emergenza Teatro: un capitolo drammatico all’interno dell’ampia impasse che mortifica il mondo artistico e culturale. La vicenda del Teatro Stabile di Catania è in questo senso emblematica. Con i suoi 55 anni di storia e di successi, l’istituzione teatrale etnea ha dimostrato da subito di sapere dar voce allo spirito di una grande cultura come quella siciliana, portando i suoi valori universali a conoscenza di tutti i palcoscenici del mondo, con memorabili tournée al di qua e al di là dell’oceano. Eppure l’ente, il terzo Teatro Stabile in Italia per volume produttivo,si dibatte in una crisi finanziaria sempre più grave, da addebitare all’incertezza, alle decurtazioni e al ritardo con cui vengono devoluti gli emolumenti pubblici. Siamo, più in generale, al capolinea di un paradosso che corrode la società civile dall’interno.

L’universale riconoscimento che Arte e Saperi siano le fondamenta di ogni civiltà s’infrange di fatto nella letale riduzione del sostegno pubblico. Si vanifica così la possibilità di alimentare quella linfa dello spirito da tutti ritenuta, ma solo virtualmente, vitale. E ne deriva un “danno” che virtuosa gestione e partecipazione privata possono solo in minima parte colmare, vista l’ampiezza che la missione culturale postula in sé. In ciò sta il paradosso: istituzioni culturali pur di grande prestigio e rigore, anziché essere valorizzate e premiate per gli obiettivi prefissi e raggiunti, sono ridotte a questuanti nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Eppure, non è forse lo Stato il garante primo della Cultura, non è da essa che mutua la propria identità? E tra tutte le arti, è il Teatro, per sua natura così affine all’agorà, quella che concorre più potentemente alla formazione delle coscienze democratiche. Soprattutto da ciò, crediamo fermamente, discende l’opportunità e il diritto ad adeguati finanziamenti. In particolare lo Stabile etneo ha subito nel 2011 una grave discriminazione in sede regionale: mentre gli altri teatri hanno subito tagli dall’11 al 20%, lo Stabile addirittura del 34%, un danno di oltre un milione di euro che ha avuto conseguenze gravi non previsto e operato, come dire, in corso d’opera.

A nulla è servito rimarcarne il retaggio ultracinquantenario e la funzione di baluardo al degrado e al disagio sociale in una terra nobile ma dai gioghi pesanti come la Sicilia. Insieme al teatro rischiano di scivolare verso un fondo buio l’occupazione e la sopravvivenza delle maestranze e degli artisti che operano nello Stabile e ne costituiscono la forza. Non ignoriamo che è la gravissima crisi finanziaria in atto ad imporre restrizioni e rigorosi meccanismi di controllo, mirati ad evitare sprechi e premiare i risultati. Altri teatri ed enti culturali hanno preferito rischiare, speranze in miracoli e chimere, ragionare di pancia. Noi siamo rimasti lucidi, optando per scelte necessarie, rigore amministrativo e trasparenza. produzioni di alto livello ma decisamente meno sontuose. In altre parole, abbiamo preferito prevenire che curare.

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Ci siamo assunti l’onere di rinunce virtuose, per scongiurare scenari altrove già in atto: commissariamento, licenziamenti, blocco delle assunzioni, porte chiuse agli stagionali e ai precari. I dati ci danno ragione. Le presenze a Catania nel 2010 sono state 194.000, in tournée 50.000. Nonostante i pesantitagli, la programmazione del TSC mira a proseguire senza pregiudizio delle aspettative del pubblico, garantendo la qualità che da sempre contraddistinguono l’offerta dell’ente, che gode di ottima salute artistica, testimoniata dalle ripetute affermazioni in campo nazionale: i premi conquistati anno dopo anno agli Oscar del Teatro, la presenza in manifestazioni di primissimo piano come il Festival dei due Mondi di Spoleto, l’eclatante successo delle tournée di spettacoli campioni d’incasso come La concessione del telefono e Il birraio di Preston, riduzioni drammaturgiche dai romanzi storici di Camilleri, concesse in esclusiva dall’autore al TSC. Lo Stabile etneo ha reagito e reagisce così a quella che abbiamo definito emergenza teatro.

Ora lancia un ulteriore appello che si auspica non resterà inascoltato. C’è bisogno,infine, di ribadire ciò che è ovvio? evidentemente sì. Il pensiero culturale illuminato è il fondamento stesso dei valori di libertà e democrazia. Arte e Bellezza salveranno il mondo: fiumi di parole, di inchiostro e di retorica sottolineano un concetto che è scolpito nelle carte costituzionali e dovrebbe esserlo nel dna dei cittadini e di chi li governa. In questa visione non temiamo anzi auspichiamo l’intervento della Politica, che indubbiamente dovrebbe interessarsi di più alla realtà culturale, quella vera, non certo ai surrogati che certa tv e certa comunicazione vorrebbero imporre. La Cultura è stata di fatto abbandonata dalla Politica. Ora auspichiamo che la Politica veda in concreto nella Cultura e dunque anche nell’universo teatrale una risorsa in grado di arricchire la società in ogni fibra del suo cuore pulsante. Il Teatro Stabile di Catania è pronto da oltre mezzo secolo a fare la sua parte.

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27 Febbraio 2014, 17:08

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