CATANIA. Azioni di prevenzione della violenza sulle donne: il bilancio di Thamaia. Loredana Piazza, avvocatessa e volontaria del centro antiviolenza, dice la sua sulle azioni intraprese dall’amministrazione comunale sul tema. I provvedimenti sulla cartellonistica offensiva della dignità delle donne e il lavoro di sensibilizzazione nelle scuole vengono promossi a pieni voti. Lo stesso non si può dire dello stanziamento dei fondi in favore di chi opera concretamente in prima linea sul territorio.
Sul centro Thamaia, infatti, penda la spada di Damocle della chiusura. A ottobre si concluderà il progetto nazionale che tiene attualmente in vita l’associazione e il lavoro delle volontarie che operano a stretto contatto con le donne vittime di violenza. Eppure, un modo per scongiurare il rischio chiusura c’è. Infatti, il Comune di Catania dispone di parte dei fondi, provenienti dal piano di zona e dal forum regionale, destinati ai centri antiviolenza. Da mesi, però, le operatrici di Thamaia attendono lo stanziamento. Loredana Piazza esorta la giunta a fare presto: “La nostra chiusura sarebbe un danno per tutta la cittadinanza”.
Proviamo a tracciare un bilancio dell’attività dell’amministrazione comunale riguardo al contrasto della violenza di genere recentemente illustrata dall’assessore Scialfa, intervistata dalla nostra testata.
Devo fare una premessa: mi riferirò esclusivamente ai rapporti intrattenuti tra il Comune di Catania e l’associazione Thamaia e non del lavoro portato avanti dalla giunta e da altre associazioni (sia perché di questo ha già parlato l’assessore sia perché non mi compete). Come ben sapete, il centro Thamaia, oltre ad essere un’associazione che propone un cambiamento culturale e lavora nella formazione e sensibilizzazione di giovani e operatori, si occupa e gestisce il centro antiviolenza e lavora in rete con i principali enti che vengono a contatto con le donne che subiscono violenza: forze dell’ordine, questura, procura, l’Asp, ospedali, università. Si tratta dei principali enti che lavorano su questo fenomeno. Questo avviene grazie a un protocollo d’intesa firmato nel 2008, oggi la rete è diventata veramente operativa. In questo momento, ad esempio, stiamo lavorando alla creazione di procedure di accoglienza delle donne, in emergenza e non, uniche per tutti gli operatori. Della rete fa parte anche il Comune di Catania.
Partiamo da un giudizio sull’operato della giunta in seno alle rete.
All’interno della rete il Comune di Catania dovrebbe inviare un referente (come fanno tutti gli enti). Negli anni questo referente è sempre mutato. Con l’amministrazione precedente, dopo tante pressioni, eravamo riusciti a ottenere un referente, che questa amministrazione ha inteso cambiare. La nomina del nuovo referente è arrivata soltanto prima dell’estate. Il primo problema è legato appunto al fatto che questa figura muta al cambiare dell’amministrazione, questo vuol dire perdere tutto il lavoro fatto in precedenza con la figura di riferimento. A prescindere da tutto, porteremo avanti il nostro lavoro. Detto questo, c’è una questione legata alla legge regionale, numero 3 del 2010 che ha istituito dei fondi per il contrasto alla violenza di genere. Questi soldi non sono destinati esclusivamente ai centri antiviolenza ma anche ai centri di accoglienza, al lavoro di sensibilizzazione, promozione sociale, inserimento lavorativo. C’è stata un’assegnazione, tramite un bando, da parte del forum della Regione a due distretti capofila: Catania e Palermo. Non ai comuni ma ai distretti socio sanitari, quello di riferimento per noi è il D16 (Catania, Motta, Misterbianco). Capofila è il comune di Catania. La scelta è ricaduta su Catania e Palermo per la presenza di due centri molto importanti che lavorano da anni sul territorio. La prima tranche di questi finanziamenti regionali del 2012 è stata assegnata ai comuni di Catania e Palermo nel dicembre 2013. Sono quasi nove mesi che il Comune ha la prima tranche nelle proprie casse. Stiamo ancora aspettando l’assegnazione attraverso un bando o un avviso per stanziare i fondi. Il Comune, inoltre, ha la possibilità di inserire come fanno tutti i comuni virtuosi, la violenza di genere nel piano di zona. E così è. Pare che ci siano i finanziamenti per le case di accoglienza. Tutto sta nel capire quali sono le case e come sono gestite. Non possono essere le case famiglia, dove si trovano persone che vivono problematiche diverse perché le donne vittime di violenza, inserite in una struttura non idonea, rischiano di tornare dal maltrattante. Occorre fare molta attenzione, dunque. Comunque il piano di zona c’è, ma ancora i fondi non sono stati stanziati.
Insomma, chiedete al Comune di attivarsi.
Esatto. Vorrei, inoltre, ricordare che il centro è rimasto in vita nell’ultimo anno grazie a un progetto nazionale di sostegno ai centri antiviolenza (voluto dall’ex ministro Carfagna). Questo progetto termina a ottobre. Quindi noi siamo nuovamente a rischio chiusura, come accade da quindici anni a questa parte. Cosa facciamo? Chiudiamo il centralino e non rispondiamo più alle chiamate delle persone che hanno bisogno di aiuto? Questo sarebbe un danno enorme per la cittadinanza.
L’assessore Scialfa ha dichiarato che il Comune vorrebbe costituirsi parte civile nei processi legati a casi di violenza sulle donne. Lei che ne pensa?
Noi lo facciamo già da tempo. La nostra scelta di costituirci parte civile ha un significato simbolico. Sulla scelta del Comune noi non mettiamo voce.
L’assessore ha detto che ha organizzato iniziative nelle scuole e tavoli di concertazione con diverse associazioni.
Per noi tutte le iniziative sull’argomento, purché organizzate con associazioni competenti, sono positive. Tutte le azioni di sensibilizzazione e formazione all’interno delle scuole sono importanti. Noi siamo le prime a sostenere che il cambiamento deve essere culturale. Parlare di disparità di genere è fondamentale e da lì che deriva ogni forma di violenza, l’importante è che questo lavoro lo facciano realtà competenti. L’importante è non improvvisare perché è un lavoro molto delicato. Anche Thamaia ha partecipato a varie iniziative nelle scuole. Ne cito una molto bella: la realizzazione di un video contro la violenza con gli studenti del Vaccarini coordinati dalla professoressa Pina Arena. Abbiamo vinto un premio a livello nazionale. Il video è stato realizzato dopo un percorso di un anno caratterizzato da tanti incontri con i ragazzi.
Quindi per creare reale consapevolezza gli incontri nelle scuole organizzati dal Comune dovrebbero avere una lunga durata?
Non necessariamente, certo non può essere un solo incontro. Tutto dipende però, dall’obiettivo finale. In alcuni casi anche una singola giornata informativa può essere fondamentale.
E i provvedimenti sulla cartellonistica offensiva della dignità delle donne?
Siamo pienamente d’accordo, le pubblicità sessiste hanno enormi responsabilità sulla creazione, la cristallizzazione degli stereotipi che stanno alla base della disparità di genere.

