Trenta milioni: il buco ‘ufficiale’ |dell’Università di Palermo

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04 Novembre 2009, 09:58

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Oltre trenta milioni di euro di debiti. Ecco la situazione finanziaria dell’Università di Palermo dopo l’indagine condotta dalla società di revisione contabile “Price Waterhouse” e dagli uffici dell’Ateneo. Dopo tre mesi di lavoro ecco  documentati i debiti pregressi per 31.148.408,51 euro, dopo che sono state passate in rassegna circa trentamila posizioni contabili. Si è dimostrato come circa un un terzo del debito è stato causato dal mancato trasferimento di fondi dalle sedi decentrate; meno del 10% legati al soddisfacimento di spese esecutive per spese legali; circa 9 milioni di euro per l’acquisto di beni e servizi non temporaneamente finalizzati; e circa 11 milioni per le mancate reiscrizioni.

Il rettore dell'Ateneo palermitano, Roberto Lagalla

Il rettore si è detto molto soddisfatto per aver potuto portare chiarezza sul passato delle finanze dell’ateneo. Sottolineando come l’ateneo di Palermo quest’anno si è mosso in tempo per rispettare le richieste del ministero riducendo del 22% i corsi di laurea con meno di 45 componenti, anticipando la scadenza delle iscrizioni e mettendo prove di selezione per tutti i corsi di laurea e non solo per i corsi a numero chiuso.

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Il piano per il risanamento si basa su dei punti considerati dal rettore fondamentali ovvero l’ausilio di fondi regionali per il periodo 2007-2013 autorizzata dopo un incontro con il presidente della regione Lombardo. Fondamentale sarà anche la vendita di beni immobili non destinati all’attività costituzionale dell’ateneo stimati in base d’asta per circa dieci milioni di euro. Tutti gli uffici in locazione verranno spostati nelle sedi universitarie di cui molti trasferimenti sono già in corso. Il Rettore ha dichiarato:” Faremo meglio con meno”. Specificando che l’ateneo non rischia il commissariamento.

Il direttore amministrativo Antonio Valenti ha voluto illustrare come il piano di risanamento delle finanze dell’ateneo prevede inoltre un controllo maggiore delle spese interne di pulizia e manutenzione; maggiori entrate legate all’aumento delle tasse universitarie e al ridimensionamento delle fasce di reddito; saranno effettuati maggiori controlli sull’acquisto di beni e sarà fondamentale l’impegno della regione con le università siciliane per la ricerca e per i dottorati di ricerca.

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04 Novembre 2009, 09:58

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