Un bambino per amico

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28 Ottobre 2012, 09:15

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PALERMO – Già a 10 anni hanno la loro pagina Face, in barba a tutte le regole, i divieti e le prescrizioni. Spesso i genitori sono consapevoli e consenzienti… “in fondo è un passatempo innocente” e poi “lo fanno tutti” e “l’importante è controllare”.
Poi un giorno B. non vuole più andare a scuola e si scopre, non senza fatica, che è oggetto di cyberbullismo: viene preso in giro per il suo aspetto fisico, e la derisione si amplifica, nel monitor diventa indelebile e quindi insopportabile. È la nuova versione del “passaparola” che, però, prima di internet, per diffondersi doveva trovare i canali “giusti” altrimenti si arenava in uno sterile pettegolezzo, ugualmente doloroso ma più facilmente arginabile.
E poi c’è G.; lunedì è arrivato a scuola con un occhio “nero” perché si è picchiato con un altro compagno, “amico” di Face, con il quale la sera prima se ne erano dette e promesse di tutti i colori. G. è accompagnato e giustificato dal padre, per niente preoccupato delle modalità di approccio dei due ragazzi.
E poi c’è N., ha 13 anni ma nel profilo Face si “spaccia” per 17enne.
E altre storie, fino ad arrivare a incontri che da virtuali si materializzano in carne ed ossa, emozioni, sentimenti spesso incontrollabili.
I cosiddetti social network hanno sicuramente ampliato il piano della comunicazione, creando però un mondo virtuale e parallelo dove si insidia spesso la solitudine.
E la scuola? Come può vigilare? E prevenire? Sicuramente può e deve parlarne apertamente, aiutata anche da esperti. Ma può anche sperimentare modelli e forme protette di social network, per simulare e smascherare i pericoli che si annidano in quelli usati senza le dovute precauzioni.

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28 Ottobre 2012, 09:15

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