Una coperta sul corpo di Elvira| Il marito: “Un raptus di follia”

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17 Aprile 2019, 18:15

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PALERMO – Quando i poliziotti sono arrivati nell’appartamento di via Antonino Pecoraro Lombardo c’era una coperta sul cadavere di Elvira Bruno. Un gesto, quello del marito, Moncef Naili, che l’ha strangolata, non nuovo nei casi di femminicidio. Un gesto di accudimento post mortem. Materia di studio degli psichiatri.

Il tunisino, cuoco che gode di una indennità di disoccupazione e non rifiuta lavori saltuari in nero per continuare a percepirla, ha confessato il delitto. Ha parlato di un raptus, uno scatto di ira provocato dal gesto della moglie. Si era avvicinato per accarezzarla, forse cercava un approccio sessuale, e lei lo ha graffiato. È già una strategia difensiva? I graffi sul suo volto ci sono davvero, ma potrebbero anche essere la prova del tentativo estremo della moglie di sottrarsi alla stretta mortale.

Non andavano più d’accordo. Lei le aveva chiesto il divorzio e lui, anche se non di buon grado, si era detto disponibile. Le pratiche legali erano state avviate. Gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Federica La Chioma, stanno sentendo parenti e amici della vittima per scovare le tracce della possibile rabbia che covava nella mente dell’uomo, il quale rimproverava alla moglie di essere cambiata. Un cambiamento che imputava alla scelta della donna di lavorare – faceva la badante – per rendersi autonoma e libera.

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C’è da valutare la premeditazione dell’omicidio che fa a pugni con il raptus descritto dal tunisino. Nel corso dell’interrogatorio ha detto di avere avuto un black out. Quando il suo cervello si è riacceso la moglie era morta. Ha coperto il cadavere e chiamato la polizia. Nel frattempo per quasi due ore il corpo della povera Elvira è rimasto sul pavimento, tra il bagno e la camera da letto.

Il medico legale e i periti stabiliranno con esattezza cosa sia accaduto negli ultimi istanti di vita di Elvira Bruno. Agli accertamenti tecnici irripetibili parteciperà il legale del tunisino, l’avvocato Antonino Cacioppo.

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17 Aprile 2019, 18:15

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