PALERMO – La nota dell’Università di Palermo entra nell’inchiesta sulle presunte truffe. La Procura europea l’ha depositata al Tribunale del Riesame. Nel frattempo due imprese coinvolte nell’indagine hanno consegnato complessivamente un milione e 650 mila euro.
I rappresentanti della “Bono&Ditta” e della “Gesan” respingono le accuse, ma i soldi restano vincolati su un conto corrente per essere utilizzati come risarcimento dei danni qualora, finito il percorso giudiziario, dovessero essere confermati gli illeciti.
Truffa e corruzione all’Università
I pm dell’ufficio palermitano della Procura europea ritengono di avere scoperto una mega truffa nell’ambito di alcuni progetti di ricerca gestiti nel dipartimento di “Scienze agrarie, alimentari e forestali” dirette dal professore Vincenzo Arizza che è indagato per truffa e corruzione.
Le anomalie segnalate dall’Ateneo
I vertici dell’Ateneo nei giorni scorsi come ha ricostruito LiveSicilia, hanno notato delle anomalie in un progetto della facoltà di “Scienze agrarie, alimentari e forestali”. Non convincono alcune voci di spesa, lo stato del progetto e ci sarebbero dei profili di conflitto di interesse. Serve “una valutazione amministrativo contabile sulla coerenza, congruità e allocazione delle spese effettuate”.
Ricorrono argomenti “potenzialmente connessi alle attività oggetto di attenzione da parte della Procura europea”, scrivono dall’Ateneo. Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame ha respinto i ricorsi dei pm contro il no del Gip alla richiesta di misura cautelare.

