PALERMO – Stavolta è stata l’Università di Palermo a scrivere alla Procura europea. Prima che venisse a galla la notizia della presunta truffa sulla gestione dei fondi comunitari, i vertici dell’Ateneo avevano acquisito la documentazione su un progetto del dipartimento di “Scienze agrarie, alimentari e forestali”.
La nota dei vertici dell’Università
Ricorrono argomenti “potenzialmente connessi alle attività oggetto di attenzione da parte della Procura europea” e cioè con l’inchiesta sui progetti di ricerca Bythos e Smiling di un altro dipartimento, quello di “Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche”, diretto dal professore Vincenzo Arizza.
L’Ateno – c’è la firma del rettore Massimo Midiri, del direttore generale Antonio Sorce e del responsabile della prevenzione della corruzione Antonino Mazzarella – il 3 aprile ha chiesto aiuto alla Procura. Il risultato è che l’indagine della guardia di finanza si estende.
In realtà il primo a muoversi è stato Baldassare Portolano, direttore del dipartimento di Scienze agrarie (Saaf) dell’Università degli studi di Palermo. L’11 marzo ha ricevuto le dimissioni, “per motivi strettamente personali”, del professore Antonino Di Grigoli, responsabile scientifico del progetto “High-tech solutions for the marine sector value chain in the Mediterranean”.
Obiettivo: l’uso di farine di pesce “come supplemento nelle diete di galline ovaiole, polli, suinetti e orate per valutarne gli effetti sui parametri di crescita e sulla qualità delle carni e uova sostituendo la componente vegetale tradizionale con graminacee”.
Il collegamento con l’inchiesta
Dovendo individuare un nuovo responsabile, Portolano si è attivato per conoscere contenuti, obiettivi, piano di spesa e stato di avanzamento del progetto. Il dipartimento Saaf per ricoprire il ruolo di Financial Manager ha contrattualizzato Lucie Hornsby Branwen (28 mesi per un importo 52.000 euro), uno de professori indagati dalla Procura europea, chiamata a lavorare con un contratto esterno anche dal dipartimento diretto da Vincenzo Arizza.
La donna il 13 marzo scorso si è dimessa – come hanno fatto tutti gli altri indagati – prima che i pm facessero ricorso al Tribunale del Riesame contro il no del giudice per le indagini preliminari alla richiesta di arresto. “No” che è stato confermato anche dal Riesame.
Nel progetto alla facoltà di Agraria ha lavorato la Bythos Biotech srl di cui Hornsby Lucie Branwen è amministratore unico. Il suo socio è proprio Vincenzo Arizza, uomo chiave dell’inchiesta della Procura europea. In particolare Bythos Biotech ha ottenuto da un partner del progetto, la Greenable srl, un contratto di collaborazione per la produzione di farina di pesce del valore di 32.000 mila euro.
Un altro contratto ha per oggetto “la prototipazione e valutazione di dispositivi biomedici innovativi per il trattamento delle ustioni” del valore di 65.000 euro. Si tratta di un altro filone di ricerca che coinvolge anche il reparto Grandi ustioni dell’ospedale Civico di Palermo. Il 13 marzo 2026 Greenable srl ha sollevato dall’incarico la Bythos Biotech.
Anche un altro partner dell’Università, Rosso di Mazara srl, ha attivato una consulenza con Hornsby Branwen con il ruolo di “business ad side streams expert” per un importo di 25.000.
I dubbi del direttore
“Alla luce delle criticità tecnico-scientifiche sostanziali oltre che formali evidenziate si ritiene dare comunicazione all’Autorità di Gestione – ha scritto Portolano –. Inoltre, allo stato attuale, sulla base di quanto emerso nel contesto della gestione tecnico scientifica del progetto si esprimono seri dubbi sulla sostenibilità tecnico-scientifica e operativa dell’intero progetto, anche in considerazione del disallineamento tra le attività da svolgere e svolte previste nella proposta progettuale presentata e approvata”.
Il direttore del Saaf ha chiesto ai vertici dell’Università la “riconsiderazione del piano economico finanziario del progetto in relazione alle varianti subite dalle attività fin qui svolte rispetto a quelle previste e approvate” e “una valutazione amministrativo contabile sulla coerenza, congruità e allocazione delle spese effettuate rispetto alle attività svolte oltre che una valutazione su potenziali conflitti di interesse presenti e passati che potrebbero inficiare l’esito complessivo del progetto di ricerca (risultati e obiettivi) e di conseguenza incidere negativamente sull’esito finale del riconoscimento e certificazione delle spese sostenute”.
Insomma, la nota di Portolano è molto critica. I vertici dell’Ateneo hanno ritenuto opportuno girarla alla Procura europea assieme ad altra documentazione. E così la finanza presto tornerà all’Università di Palermo. L’inchiesta su una maxi truffa da cinque milioni di euro si allarga.

