PALERMO – Il patto corruttivo sarebbe aggravato dall’avere aiutato Cosa Nostra ad accrescere prestigio e potere. La Procura di Palermo insiste sull’aggravante mafiosa e fa appello al tribunale del Riesame nei confronti del dirigente regionale Giancarlo Teresi e dell’imprenditore Carmelo Vetro.
Ricorso contro la decisione del Gip
Il giudice per le indagini preliminari Filippo Serio, che il 10 marzo scorso ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per corruzione, non ha ritenuto sussistente l’aggravante mafiosa. Non emergerebbe un collegamento diretto tra gli episodi corruttivi e l’associazione mafiosa. Di avviso opposto i pm di Palermo. L’appello sarà discusso ad aprile.
I soldi di Iacolino
Lunedì 30 marzo, invece, sempre davanti al Riesame sono fissati altri due ricorsi. Quello di Vetro e Teresi (difesi dagli avvocati Samantha Borsellino e Ninni Reina) contro l’applicazione della misura cautelare in carcere e quello del manager della sanità Salvatore Iacolino che chiede la restituzione dei 90mila euro sequestrati nel corso di una perquisizione a casa sua.
Le accuse al manager
Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Avrebbe ricevuto soldi, utilizzati anche per le campagne elettorali, e promesse di posti di lavoro da Vetro, suo compaesano di Favara. In cambio Iacolino lo avrebbe aiutato nell’accreditamento della società di un altro imprenditore, Giovanni Aveni, con l’azienda sanitaria provinciale di Messina, e ad avviare contatti con rappresentanti della politica e della pubblica amministrazione.
Iacolino, difeso dagli avvocati Giuseppe Di Peri, Arnaldo Faro e Pietro Canzoneri, avrebbe anticipato di poter giustificare la presenza dei soldi nella sua abitazione con una serie di prelievi al bancomat.
Imprenditore, mafioso e massone
Il massone Carmelo Vetro, in passato è stato condannato per avere guidato la famiglia mafiosa di Favara, uno scettro ereditato dal padre Giuseppe, morto mentre scontava l’ergastolo. Anche nella famiglia Teresi c’è una pesante ombra mafiosa che arriva dal passato visto che il padre Giovanni, oggi deceduto, faceva parte del mandamento mafioso di Santa Maria di Gesù.
Il cugino di Messina Denaro
Dalle indagini dei poliziotti della Cisco di Palermo della via della squadra mobile di Trapani sono emersi i contatti con un altro imprenditore mafioso, Giovanni Filardo. Ed è proprio indagando sul cugino di Matteo Messina Denaro che è venuta fuori la storia della corruzione. Vetro è stato filmato più volte degli uffici dell’assessorato regionale alle Infrastrutture in via Leonardo Da Vinci, a Palermo, dove sarebbe andato a consegnare buste con tangenti a Teresi.

