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Un piano per eliminare l'avversario
Ma i magistrati non trovano riscontri
Lunedì 27 Giugno 2011 18:08
Un ex consigliere comunale di Grotte (Agrigento) avrebbe contattato, attraverso due mafiosi, il boss, ora collaboratore di giustizia, Maurizio Di Gati, facendogli promettere del denaro in cambio dell'eliminazione di un avversario politico. Un piano, mai riscontrato dagli inquirenti, e soprattutto mai portato a termine, raccontato dallo stesso capomafia in una delle decine di interrogatori resi ai pm della dda di Palermo. Ma le dichiarazioni del pentito, indirette perché Di Gati riferisce circostanze a lui raccontate da due mafiosi - Paolo Nobile e Totò Lombardo, quest'ultimo nel frattempo deceduto - non hanno neppure portato all'iscrizione nel registro degli indagati del presunto autore del progetto: Salvatore Caltagirone, peraltro mai eletto all'Ars.
Il politico, appartenente ad An, salì sugli scranni di Sala d'Ercole per un breve periodo, nel 2001, subentrando al dimissionario Giuseppe Scalia, eletto nel frattempo a Montecitorio. Sempre secondo il racconto del collaboratore, che si disse da subito contrario al piano, l'avversario politico da eliminare doveva essere Giuseppe Infurna, anche lui di An, eletto all'Ars nel 2001.
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Io mi chiedo: ma se ci sono dichiarazioni talmente prive di riscontri da non portare nemmeno all'apertura di un'indagine che ci fanno queste dichiarazioni su tutti i giornali d'Italia?
Chi leverà il fango dall'immagine di un uomo innocente sino a prova contraria?
Misteri della Giustizia e del Giornalismo del Bel Paese......
Antonio Triolo
P.S. A scanso di equivoci conosco direttamente tanto Totò Caltagirone che Peppe Infurna ma la riflessione esula dai miei convincimenti personali sulle parti "in commedia" e cioè vale a maggior ragione se si pensa a che persona è Totò Caltagirone ma varrebbe anche se stessimo parlando di due esponenti di SEL sconosciuti al sottoscritto e amministratori di un paesino nel bresciano.