PALERMO – Combatteva da tempo la sua battaglia contro un male incurabile, il Covid non gli ha lasciato scampo. E’ morto il Salvatore Gagliano, capo di Stato maggiore del Comando interregionale “Culqualber”. Aveva 58 anni ed era originario d Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania.
Ad ucciderlo sono state le complicanze di una polmonite da coronavirus. Era ricoverato a policlinico di Modena. Il comandante generale Teo Luzi e tutta l’Arma esprimono “profondo cordoglio per la prematura scomparsa dell’ufficiale che lascia la convivente, due figlie ed un figlio”.
Il militare, entrato nell’Arma nel 1984, ha svolto nella propria carriera numerosi incarichi: dalla Scuola allievi carabinieri di Iglesias allo Squadrone cacciatori Calabria, dal comando del Nucleo investigativo di Reggio Calabria a quello della compagnia di Lucera e Bari Centro e successivamente del Reparto operativo di Bari e Lecce, per poi assumere il comando del Provinciale carabinieri di Ragusa e Crotone, della Scuola Allievi di Reggio Calabria e infine l’attuale incarico presso il Comando Interregionale “Culqualber” a Messina.
“Una persona animata da un profondo ed esemplare senso del dovere, da una indiscussa professionalità e da una costante disponibilità, legato ai valori, alla famiglia, all’Arma – si legge in una nota -. Un militare che ha servito, con umiltà, ogni giorno il suo Paese per oltre 35 anni, finché oggi il virus lo ha portato via. I colleghi tutti non dimenticheranno l’amicizia, l’impegno e la dedizione del colonnello Salvatore Gagliano”.
Sebastiano Ardita, membro togato del Csm, lo ricorda così: “Eravamo compagni di classe al Liceo dei Salesiani di Catania e siamo stati giovanissimi ufficiali di complemento dei Carabinieri del 117^ Corso. Lui ha continuato, per me fu solamente il servizio militare.Salvo aveva l’Arma nel sangue ed adorava i Carabinieri e quella divisa: era stato lui a convincermi ad indossarla.Attualmente era il Capo di stato maggiore del comando interregionale dei Carabinieri Colcubar, ma per me era sempre quel ragazzino di 16 anni che giocava a fare la testa di cuoio dei Carabinieri: una persona cara, un amico fraterno. Ha partecipato a delicate indagini, arrestato latitanti, servito lo Stato senza temere pericoli. Aveva comandato lo squadrone eliportato Cacciatori in Calabria. Era un ufficiale valoroso ed un uomo sensibile e generoso. Ha onorato l’Arma e ne era onorato. Salvo era un credente vero, ed è tornato a casa. Ma non ci dimenticheremo di lui per quello che ha dato in questa terra”.

