PALERMO – “Ti amo amore mio, avrai giustizia”. È la musica dei Coldplay che tanto amava Sara, ad accompagnare le parole del fratello. A tre giorni dal delitto avvenuto a Messina, la città in cui la 22enne studiava per diventare un tecnico di laboratorio biomedico, Claudio Campanella ribadisce il profondo dolore che la sua famiglia sta provando, ma chiede con tutte le sue forze giustizia per quello che la sorella ha subito.
Il dolore della famiglia
Lo fa tramite i social, il mezzo già utilizzato nelle scorse ore dalla madre, Cetty Zaccaria, che ha scritto di non sapere che qualcuno stava perseguitando la figlia. Stefano Argentino, 27enne di Noto arrestato per il delitto, ha confessato e si trova tuttora in carcere. Secondo il gip si è trattato di un omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla premeditazione e dalla crudeltà.
“Useremo la nostra voce come se fosse la sua”
“Stiamo soffrendo il peggior dolore della nostra vita – scrive Claudio pubblicando una foto in cui è abbracciato alla sorella, nel giorno della sua laurea – ma Saretta merita tutta la nostra forza e il nostro impegno per la sua giustizia quindi il più possibile useremo la nostra voce come se fosse la sua”.
“Fino alla fine lotterò per te”
Poi, rivolgendosi a lei, aggiunge: “Ti prometto che fino alla fine dei miei giorni lotterò per te, perché amore mio, tu devi avere giustizia, perché il tuo nome deve essere ricordato per sempre, perché Sara è tutto ciò che di bello c’è in questo mondo”.
Claudio Campanella poi conclude: “Eri troppo buona per un mondo così brutto. Sono sempre stato fiero di te e ti amerò per l’eternità. Dal tuo Fratellone, proprio come mi chiamavi tu. Il mio angelo più bello”.
Fiaccolata a Messina
Intanto a Messina, questa sera, 3 aprile, si svolgerà una fiaccolata in ricordo della giovane studentessa e di tutte le vittime di femminicidio. Ad organizzarla, l’università e le associazioni studentesche. La rettrice Giovanna Spatari ha inoltre annunciato che Sara riceverà la laurea alla memoria. “L’ho promesso alla madre – ha detto -. Noi come università dobbiamo spingere i giovani a comprendere il pericolo e denunciarlo in tempo”.

