PATERNÒ (CATANIA) – Nel popoloso centro di Paternò, secondo la Dda Cosa Nostra risponde agli ordini del clan Laudani, uno dei gruppi-satellite della galassia mafiosa dei Santapaola Ercolano. Il gup di Catania ha emesso 14 condanne. Una, 15 anni 4 mesi di reclusione, riguarda uno dei presunti capi del gruppo, ovvero Vincenzo Morabito.
I Laudani sono i cosiddetti “mussi i ficurinia”. Una mafia potente, in grado di controllare il traffico di droga, tentare di intromettersi nelle aste pubbliche e di fare affari con la politica. Sono proprio queste alcune delle ipotesi di reato, contestate a vario titolo, alla base della sentenza. L’inchiesta, nell’aprile del 2024, era sfociata nella cosiddetta operazione Athena, condotta dai carabinieri di Paternò.
I nomi dei condannati
Gli altri condannati, con sentenza emessa dal gup Anna Maria Cristaldi, sono Adriano Apolito, 14 anni, Natale Benvenga, 17 anni e 8 mesi, Filippo Cunsolo, 10 anni, Vincenzo Cunsolo, 7 anni e 4 mesi, Francesco Di Perna, 6 anni e 8 mesi. E ancora, Carmelo Oliveri, 10 anni, Emanuele Salvatore Pennisi, 14 anni e 8 mesi, Andrea Rapisarda, 10 anni e 8 mesi, Antonino Rapisarda, 20 anni. Vincenzo Rapisarda, 10 anni e 8 mesi, Andrea Sinatra, 20 anni, Angelo Spatola, 8 anni, Carmelo Verzì, 7 anni e 4 mesi.
A Morabito è contestata l’accusa di associazione mafiosa per un periodo piuttosto lungo, dal 2015 al 2022. Con l’aggravante di aver diretto il clan. L’inchiesta è stata coordinata dai pm Tiziana Laudani e Alessandra Tasciotti, coordinati dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo.
L’indagine: gli affari dei Morabito-Rapisarda
L’inchiesta, si ricorda, ha stretto il cerchio sugli affari del cosiddetto gruppo dei Morabito-Rapisarda. Ha portato all’individuazione dei presunti vertici e i rapporti con il clan storicamente contrapposto degli “Assinnata”. Le indagini riguardarono il periodo da dicembre 2019 a luglio 2022.
Un imprenditore, nel corso di una procedura di vendita senza incanto di un immobile all’asta, sarebbe stato bloccato da alcuni soggetti ritenuti appartenenti al clan “Morabito-Rapisarda” che lo avrebbero minacciato per farlo ritirare dalla gara. Le successive indagini avrebbero consentito di evidenziare proprio gli interessi dell’organizzazione mafiosa. Interessi nel controllo sistematico e capillare dell’aggiudicazione delle aste giudiziarie di immobili in provincia di Catania. Prevalentemente nel territorio paternese. E, in un’occasione, anche in provincia di Siracusa. Il blitz, come detto, risale all’aprile dell’anno scorso.

