Omicidio Incontrera, due indagati in carcere. Uno torna libero

Omicidio Incontrera, due indagati in carcere. Uno torna libero

Il boss assassinato alla Zisa

PALERMO – Due indagati restano in carcere e il terzo torna in libertà con il divieto di dimora a Palermo. Il tribunale del riesame si è pronunciato sul ricorso di Antonio, Salvatore e Vincenzo Bellomonte, accusati di concorso nell’omicidio del boss Giuseppe Incontrera. Sono tutti e tre difesi dall’avvocato Domenico Cacocciola.

Antonino Bellomonte avava negato il coinvolgimento nell’omicidio. Nel corso dell’interrogatorio disse che dormiva quando era rientrato Salvatore Fernandez, assassino reo confesso. Il reato nei suoi confronti è stato riqualificato in favoreggiamento personale. Da qui la misura cautelare meno afflittiva.

Il cugino Vincenzo Bellomonte aveva sostenuto che Fernandez avesse le chiavi del terreno dove parcheggiava lo scooter. Pagava l’affitto ed era normale che fosse arrivato la mattina del delitto.

Salvatore Bellomonte, figlio di Vincenzo, si era invece avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari.

Incontrera fu assassinato alla Zisa nel giugno 2023. Secondo la ricostruzione della Procura e dei carabinieri del Nucleo investigativo, il loro contributo sarebbe stato decisivo: “Le ore immediatamente precedenti l’omicidio sono caratterizzate dalla meticolosa preparazione dell’agguato: Fernandez sin dalla notte del 30 giugno si appoggia ai Bellomonte stazionando nel loro terreno di vicolo La Fiura”.

Qui “c’è il motociclo privo di targa e si procura la pistola calibro 22 poi utilizzata per l’omicidio; esce dal terreno camuffato dal casco е dalla mascherina chirurgicа laddove nei giorni precedenti raramente era stato visto circolare con entrambi”.

Dopo avere fatto fuoco contro Incontrera alle 8:02, “due minuti dopo Fernandez viene avvistato mentre fa ingresso nel terreno dei Bellomonte ove giunge percorrendo in senso vietato la via Colonna Rotta per abbreviare al massimо i tempi di fuga e raggiungere il suo nascondiglio”.

Quindi “viene fatta sparire la pistola utilizzata per l’omicidio che non verrà mai ritrovata e, circostanza ancora più importante, il motociclo utilizzato viene smontato e portato via dal terreno grazie alla complicità dei Bellomonte che occultano il mezzo ridotto a pezzi in alcuni sacchi della spazzatura per poi sbarazzarsene in un luogo non noto. Vengono occultati anche gli indumenti che indossava l’imputato nel corso dell’azione omicidiaria”.

Il 5 luglio Fernandez si costituisce. Poche ore prima dell’omicidio è stata registrata una conversazione in cui Antonio Bellomonte si sfogava con Alfonso Di Cara, fratello del mafioso Giuseppe soprannominato “terremoto”.

Voleva uccidere Incontrera, ma era stato fermato dai parenti mentre stava per andare a commettere il delitto. La vittima lo aveva picchiato, ma nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha negato che ci fossero motivi di astio.

Dopo un incidente stradale con il figlio di Antonio Bellomonte, Incontrera lo aveva convocato e picchiato. “Lui deve tremare, mi sono messo il revolver di sopra mi ha fermato mio cognato… mia sorella piangeva… mia madre piangeva… niente lo stavo andando ad ammazzare… mi hanno fermato… ero andato per ammazzarlo”. A fare fuoco sarebbe stato all’indomani Salvatore Fernandez.

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