Palermo, allo stadio Barbera pure i morti. Condannato un capo ultrà

Allo stadio Barbera entravano pure i morti. Condannato un capo ultrà

Due prescrizioni per la truffa dei biglietti per vedere il Palermo
VICENDA DEL 2015
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PALERMO – Due prescrizioni e uno sconto di pena al processo sulla truffa dei biglietti per assistere alle partite del Palermo allo stadio Renzo Barbera. Una vicenda che risale al 2015.

La quarta sezione della Corte di Appello di Palermo, presieduta da Vittorio Anania, ha dichiarato estinti tutti i reati contestati a Giuseppe Scavone (difeso dall’avvocato Francesca Scalia) e Vincenzo Gulizzi (difeso dall’avvocato Giovanni Castronovo). Entrambi in primo grado avevano subito una condanna a due anni. Rideterminata la pena inflitta a Pasquale Minardi: 3 di reclusione (otto mesi in meno del primo grado, anche lui è difeso Giovanni Castronovo).

Sulla base delle indagini della finanza la Procura di Palermo aveva contestato l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di delitti di accesso abusivo al sistema informatico e frode informatica.

Allo stadio Barbera morti e bambini mai nati

Allo stadio sarebbero andati persino i morti e i bambini non ancora nati. Oppure venivano sfruttati gli sconti riservati agli anziani. In passato sono stati processati e condannati altri imputati: bagarini e titolari di ricevitorie conniventi. Alcuni avevano patteggiato.

L’imbroglio sarebbe avvenuto tra il 2015 e il 2017 quando il Palermo era in serie A. La società, poi fallita, era guidata da Maurizio Zamparini. Sulle ceneri della vecchia Us Città di Palermo, parte lesa nell’inchiesta, è nata una nuova società.

Sarebbero stati falsificati almeno quattromila biglietti, consentendo ad altrettanti spettatori di assistere alle gare senza pagare o con delle riduzioni. Altri invece sborsavano più soldi del dovuto ai bagarini pur di entrare al Barbera per una partita di cartello.

Pasquale Minardi è il leader del club “Borgo Vecchio Sisma”, poi confluito nel gruppo ultrà “Curva Nord Inferiore”. Gulizzi, detto “il modello”, è il suo braccio destro.

Le intercettazioni

L’inchiesta era supportata dalle intercettazioni: “Qui c’è da rischiare con i biglietti dello stadio, sì rischi, ma ti porti la pila… A farmi duemila euro non ci sto niente“, così sosteneva uno degli imputati.

La difesa ha dimostrato che non esisteva un’associazione a delinquere costituita ad hoc per la truffa. Il gruppo “Borgo Vecchio Sisma” è nato quindici anni prima rispetto ai fatti contestati.

Una tesi difensiva, accolta sia in primo grado che in appello, che ha portato alla parziale riforma della decisione di primo grado. Venuta meno l’ipotesi di associazione a delinquere il tetto della prescrizione si è abbassato.


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