Le ultime notizie riferite puntualmente, come il resto, sul ‘caso Cuffaro’, cioè sull’inchiesta che ha travolto l’ex presidente della Regione, già condannato per mafia, e la sua Dc, hanno suscitato le reazioni difensive di alcuni esponenti di quel partito.
“Le accuse mosse a Totò Cuffaro dalla Procura non reggono: è questo quanto emerge dalla decisione del Tribunale del riesame ha respinto l’appello che mirava ad aggravare la posizione dell’ex segretario nazionale della Dc e del capogruppo all’Ars Carmelo Pace”. Parole di Gianpiero Samorì, segretario nazionale della Democrazia cristiana.
Stefano Cirillo è intervenuto con una maggiore e discutibile veemenza dialettica: “Non ci giriamo attorno, l’obiettivo non era solo giudiziario. La DC è stata criminalizzata attraverso ipotesi investigative smentite dai tribunali, alterando il confronto democratico, deformando il dibattito pubblico e delegittimando un soggetto politico. Totò Cuffaro, con una vicenda giudiziaria nota, conclusa e definitivamente giudicata, non può essere trasformato in un bersaglio simbolico permanente. Né può essere usato come clava per colpire chi oggi fa politica nella Democrazia Cristiana”.
Le parole dei giudici
Cosa hanno detto i giudici, in effetti? Riprendiamo l’ultima cronaca del nostro Riccardo Lo Verso: “Non si conoscono le motivazioni del Tribunale del Riesame, ma è lecito ritenere che ad oggi sia passata la linea tracciata dal giudice per le indagini preliminari: esisterebbe un ‘metodo Cuffaro’, ma non un’associazione a delinquere capeggiata dal segretario della Democrazia Cristiana, aveva scritto il giudice Carmen Salustro”.
“In un passaggio successivo parlava di ‘metodo clientelare del politico di commettere (anche) atti illeciti per ampliare il bacino elettorale del partito di cui era ed è segretario’”. Non è esattamente una purificazione, fermo restando che siamo solo alla fase intermedia di una vicenda giudiziaria.
Il garantismo e l’etica
Il pieno garantismo è un requisito inemendabile, ma va associato a una valutazione morale e politica netta dei comportamenti per come appaiono, con i pezzi disponibili. Dobbiamo chiederci cosa ci racconti e cosa rappresenti per una terra complicata, come la Sicilia, la trama che abbiamo sotto gli occhi, in attesa degli sviluppi.
Ancora una citazione: “Da Totò Cuffaro sarebbe stato sacrosanto aspettarsi un paradigma morale capovolto, rispetto al passato, almeno secondo il registro delle sue stesse dichiarazioni. Una rinnovata consapevolezza avrebbe configurato il minimo indispensabile”.
Saranno, ovviamente, giudici e tribunali a vagliare il peso delle accuse e dovremo aspettare l’ultimo pronunciamento per considerare la storia conclusa.
Nel frattempo, non si può non prendere atto di elementi che, a nostro parere, conducono alla fine dell’esperienza di Cuffaro come soggetto pubblico e della Dc cuffariana, impostata sulla sua leadership.
Il ‘peccato originale’ rimane e consiste nell’avere rimesso in campo, oltre l’esito delle contestazioni, i vecchi ritornelli del cuffarismo. Sarebbe stato naturale aspettarsi una svolta, nella scommessa di un percorso politico che prometteva di perseguire il rinnovamento, perché memore del passato. Non la sostanziale rivisitazione – penalmente rilevante o non – di schemi usurati.
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