Comune di Palermo, la sfida in vista delle elezioni

Comune di Palermo, grande è la confusione sotto il cielo delle elezioni

Pippo Russo
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Il commento sulla sfida per Palazzo delle Aquile

Un politologo di una certa statura sosteneva che in politica la confusione è solo apparente: dietro contrasti, urla e divisioni si nascondono quasi sempre strategie, calcoli e obiettivi precisi. In generale non aveva torto.

Guardando, però, al panorama siciliano e palermitano la confusione sembra davvero regnare.
Limitiamoci per ora a Palermo. A meno di un anno dalle amministrative del giugno 2027 il quadro politico appare fluido, segnato da un’incertezza crescente sui nomi in corsa per Palazzo delle Aquile.

La situazione nel centrodestra

Il sindaco uscente Roberto Lagalla, eletto nel 2022 al primo turno con quasi il 48% a capo di una coalizione di centrodestra, dichiara apertamente di volersi ricandidare per completare un percorso che, a suo dire, non può esaurirsi in un solo mandato. La strada verso la riconferma, tuttavia, non sembra in discesa. La maggioranza che lo sostiene – Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Democrazia Cristiana e liste civiche – mostra crepe.

Nelle cronache locali si moltiplicano i segnali di malumore: sedute del Consiglio a rischio per mancanza del numero legale, attriti tra assessori e consiglieri, richieste di riequilibrio in Giunta e fibrillazioni continue sul rinnovo dei CdA delle partecipate.

Forza Italia appare con più anime. La Democrazia Cristiana, già indebolita dalle vicende giudiziarie di Totò Cuffaro, ha subito scissioni e fughe. Fratelli d’Italia è attraversato da contrasti interni, emersi con chiarezza nella nomina del vicesindaco, dopo il passaggio di Giampiero Cannella a sottosegretario.

L’ex vicesindaco Carolina Varchi, parlamentare nazionale, ha lanciato di recente il cantiere “Palermo Capitale”, un progetto di idee per la rigenerazione della città che molti leggono come un segnale di posizionamento in vista delle comunali, anche se lei ribadisce che le decisioni spettano al partito. Non è escluso, comunque, che invece stia pensando alla presidenza della Regione.

Lagalla rivendica il sostegno della coalizione e i risultati amministrativi: risanamento dei conti comunali, avvio di opere infrastrutturali (tram, Fiera del Mediterraneo, ponti), aumento del personale della Polizia municipale. Alcuni alleati hanno esplicitamente ribadito fiducia e sostegno alla sua ricandidatura. Altri, però, guardano già oltre. Circolano nomi alternativi, mentre Cateno De Luca – che sembra voler ridare vita al vecchio metodo dei “due forni” dialogando contemporaneamente con centrodestra e centrosinistra – punta apertamente a Palermo criticando l’attuale amministrazione. Il rischio di frammentazione è concreto.

La situazione nel centrosinistra

Sul fronte opposto, il centrosinistra (o “campo largo”) parte dalla sconfitta netta del 2022, quando Franco Miceli (PD-M5S) si fermò sotto il 30%. Oggi prova a capitalizzare i successi parziali delle amministrative 2026 in Sicilia (Agrigento, Termini Imerese, Marsala, Enna e altri centri).

Il percorso unitario, come al solito, è ancora embrionale. Si tengono vertici e iniziative con PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Controcorrente di Ismaele La Vardera, Italia Viva e civici. Si discute di primarie di coalizione ma con una certa diffidenza. Non mancano le tensioni: passaggi di deputati M5S verso Controcorrente, che vola nei sondaggi; il peso crescente di La Vardera dopo le vittorie locali e il nodo più ampio delle regionali siciliane che rischia di condizionare, non è una novità, le manovre per le comunali.

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In sintesi…

Palermo arriverà al voto del 2027 con un sindaco uscente che scommette sulla continuità in un centrodestra che fatica a mantenere la coesione e con un centrosinistra ancora alla ricerca di un leader capace di mettere insieme i diversi pezzi. In mezzo si muovono soggetti autonomisti e civici, da Sud chiama Nord a nuove formazioni nate dalle scissioni democristiane, pronti a sfruttare indecisioni e fratture.

Il tempo per le mediazioni non è infinito. Ogni partito già lavora al consolidamento del consenso. La ricandidatura di Lagalla resta l’ipotesi più concreta sul piano formale, ma inutile nascondere le spinte alternative che rendono il quadro tutt’altro che scontato. Sul fronte opposto, l’unità del campo progressista sarà la condizione necessaria per una vera sfida con vista su Palazzo delle Aquile.


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