PALERMO – Nuova frenata nella riorganizzazione dei dipartimenti della Regione Siciliana, che aveva avuto il primo sì a fine 2025 dalla Giunta. Il Cga ha infatti sospeso il suo giudizio sull’intera operazione chiedendo alla Regione una integrazione rispetto ai documenti inviati. Si tratta del secondo stop al provvedimento adottato dal governo regionale.
Regione, la ‘rivoluzione’ della macchina burocratica
Resta in freezer, quindi, la nuova mappa che riorganizza gli uffici regionali e che prevede soprattutto il taglio delle postazioni dirigenziali. Il documento elaborato dalla Segreteria generale prevede una riduzione del 33% tra aree, servizi, unità di staff e unità operative. Ne viene fuori una cura dimagrante da 273 strutture intermedie (con annesse poltrone dirigenziali) degli attuali trenta dipartimenti. Si passerà, infatti, da 834 uffici a 561.
La nuova riorganizzazione è stata messa a punto a tre anni di distanza dalla precedente. Una vera e propria rivoluzione per dipartimenti e personale. In termini numerici: ci saranno 97 aree, 370 servizi e 94 unità. Il taglio più consistente riguarderà le unità operative che passeranno da 376 a 94, co la soppressione di quasi tutte quelle centrali. La pianta organica attuale prevede 752 dirigenti, ma in servizio a fine 2025 ne risultavano solo 559, che dovrebbero diventare 492 alla fine del 2026 e 421 alla fine del 2027.
A settembre nuovo pronunciamento del Cga
La nuova adunanza del Consiglio di giustizia amministrativa per il parere sul documento è prevista per il 24 settembre. La Regione ha un mese di tempo, a partire dal 17 agosto, per fornire tutte le risposte chieste. L’iter amministrativo non si concluderà con il parere del Cga, serve anche il visto della Corte dei conti. Dalla Regione confermano che gli uffici sono al lavoro per fornire tutta la documentazione e si confida sul fatto che l’intero procedimento per il piano, compresa la bollinatura della Corte dei conti, possa concludersi entro il 2026.

Il primo stop al Piano di riorganizzazione dei dipartimenti
Già nel mese di maggio il Cga aveva dato un parere interlocutorio sulla riorganizzazione, segnalando all’Ufficio legislativo e legale della Regione alcune carenze del piano. Tra queste l’assenza di una relazione che illustrasse la proposta, anche in relazione ai principi di completezza, efficienza ed economicità sanciti dalla legge del 2008 che dettava la cornice normativa della riorganizzazione dei dipartimenti regionali.
Tra le altre carenze segnalate in prima battuta anche la mancanza di una relazione tecnico-finanziaria, “necessaria”, secondo il Cga, per valutare l’impatto economico della proposta di rimodulazione. La Regione ha fatto i compiti a casa, depositando sia la relazione illustrativa del piano che quella tecnico-finanziaria, ma questo non è bastato per ottenere il via libera definitivo.
Le carenze segnalate sulle quali la Regione sta lavorando
Il Cga, infatti, ora chiede una ulteriore integrazione. Sono tre i punti sui quali la Regione dovrà rispondere. Il primo è legato al fatto che, secondo il Cga, la rimodulazione proposta “non risulta agganciata punto per punto” ai principi sanciti dalla legge del 2008 (tra cui ‘completezza’, ‘efficienza’, ‘economicità’, ‘omogeneità’ e ‘adeguatezza’).
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In seconda battuta manca un’analisi dei servizi erogati e dei bisogni dell’utenza, così come una mappatura dei processi e dei procedimenti. Elementi che il Consiglio di giustizia amministrativa considera “essenziali” nella predisposizione di misure riorganizzative. Nessun riferimento, inoltre, agli effetti della digitalizzazione e dell’impiego dell’intelligenza artificiale che, secondo la sezione del Cga presieduta da Gabriele Carlotti, devono far e parte del piano con una specifica previsione sull’impatto derivante dal loro utilizzo.
Sarà una coda di estate di massimo impegno, quindi, per la Segreteria generale della presidenza della Regione. Gli uffici guidati da Ignazio Tozzo dovranno seguire tutto l’iter per portare a casa una riforma amministrativa sulla quale il governo punta molto.



