PALERMO – Superare la frammentazione dei percorsi e garantire ai pazienti con carcinoma polmonare metastatico una presa in carico omogenea sul territorio. È l’obiettivo della “Consensus di area metropolitana di Palermo”, che riunisce A.O.U. Policlinico “Paolo Giaccone”, ARNAS Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli, Casa di Cura La Maddalena e A.O. Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello nella definizione di un percorso clinico-assistenziale condiviso, multidisciplinare e fondato sulle più aggiornate evidenze scientifiche. Così si legge in una nota.
Tema che è stato al centro del talk “Insieme per il paziente: a Palermo percorsi ottimizzati per la cura del tumore al polmone”, che si è tenuto a Villa Niscemi e che ha riunito istituzioni, clinici e pazienti. “Il tumore al polmone rappresenta la prima causa di morte legata al cancro, con oltre 44 mila diagnosi ogni anno sul territorio nazionale. In Sicilia stimiamo circa 3 mila nuove diagnosi ogni anno”, sottolinea il Dott. Valerio Gristina, oncologo dell’A.O.U. Policlinico “Paolo Giaccone”. Nell’area metropolitana di Palermo una delle principali criticità è la diagnosi tardiva: “Oltre il 70% dei nostri pazienti riceve una diagnosi in stadio avanzato”.
Nella malattia avanzata diventa quindi determinante arrivare rapidamente anche a un’accurata caratterizzazione molecolare, dalla quale dipende la scelta della strategia terapeutica. Una profilazione “accurata, efficace e tempestiva – spiega Gristina – è in grado di definire un piano terapeutico personalizzato, efficace e con minori effetti collaterali rispetto alla chemioterapia tradizionale”.
Terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia hanno infatti profondamente modificato le possibilità di cura. È in questo scenario che la collaborazione tra strutture assume un valore strategico. “In un’area complessa come quella di Palermo, e siciliana in generale, esiste una certa frammentazione dei percorsi, legata anche alla mancanza di medici e al ritardo delle diagnosi, con una forte migrazione verso il Nord”, osserva il Dott. Gianfranco Mancuso, oncologo della Casa di Cura La Maddalena. I GOM, gruppi oncologici multidisciplinari, possono contribuire a ridurre questa frammentazione, migliorando la diagnosi istopatologica e dei profili genetici, ottimizzando le risorse e accompagnando paziente e famiglia lungo il percorso terapeutico. La Consensus punta quindi a mettere a sistema le competenze presenti nei diversi centri.
“Abbiamo capito che non tutti gli ospedali hanno tutte le risorse necessarie al proprio interno e da questo è nata questa collaborazione tra le nostre quattro strutture, che ha portato a una migliore gestione del paziente, a una riduzione dei tempi della diagnosi e a un migliore percorso di cura”, aggiunge Mancuso.
Una rete che ha già una dimensione concreta. Il Dott. Francesco Verderame, oncologo dell’A.O. Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello, afferma: “Abbiamo creato un network fra tutti i colleghi che ci permette di scambiare informazioni, contattarci rapidamente e avviare il paziente verso il centro che dispone di una particolare diagnostica o di uno specifico protocollo di cura”.
Accanto alla multidisciplinarietà, anche l’innovazione terapeutica richiede una continua evoluzione dell’organizzazione assistenziale. È il caso delle nuove formulazioni sottocutanee dell’immunoterapia che, a parità di efficacia e sicurezza rispetto alla formulazione endovenosa, consentono una somministrazione meno invasiva e più rapida. “Si passa dai 30-60 minuti dell’infusione venosa ai 5-8 minuti”, spiega la Dott.ssa Giuseppina Savio, oncologa dell’ARNAS Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli, con una minore attesa per il paziente, senza necessità di accessi venosi e con potenziali benefici anche sull’aderenza al trattamento. Il vantaggio riguarda anche l’organizzazione dei centri: percorsi dedicati alla somministrazione sottocutanea possono liberare poltrone per le terapie endovenose e rendere più snello il processo nelle unità di preparazione degli antiblastici, favorendo un utilizzo più efficiente delle risorse. Con la Consensus di area metropolitana di Palermo, le quattro strutture si impegnano a definire e adottare linee di indirizzo condivise, rafforzare la collaborazione interistituzionale, promuovere la formazione continua dei professionisti e monitorare gli esiti clinici e organizzativi del percorso.
All’incontro hanno partecipato anche numerosi pazienti, portando nel confronto il punto di vista di chi vive direttamente la malattia e il percorso di cura. Dal loro contributo è emersa, in particolare, la necessità di favorire la nascita di un’associazione di pazienti dedicata a questa patologia, che possa rappresentarne i bisogni, offrire un punto di riferimento durante il percorso assistenziale e contribuire al dialogo con clinici e strutture sanitarie. L’obiettivo condiviso è dunque un percorso diagnostico-terapeutico standardizzato e armonizzato, nel quale competenze e risorse dei diversi centri siano messe in rete per garantire ai pazienti con tumore del polmone metastatico equità di accesso, tempestività diagnostica, personalizzazione delle cure e continuità assistenziale su tutto il territorio, valorizzando al tempo stesso il coinvolgimento attivo dei pazienti nel percorso di cura. L’evento – si legge, infine – è stato organizzato da Ad Astra Srl con il contributo non condizionante di Roche.

