Il mare della Sicilia ha accumulato durante l’estate 2026 una quantità eccezionale di calore e uno dei dati più significativi arriva proprio da Ustica. Nel Canale di Sicilia la temperatura superficiale ha raggiunto un’anomalia di +4,54 gradi rispetto alla media storica. Un valore che non riguarda soltanto gli ecosistemi marini. Con l’arrivo dell’autunno, un Mediterraneo ancora molto caldo può fornire maggiore energia e umidità alle perturbazioni, contribuendo a rendere più intensi alcuni fenomeni meteorologici estremi.
È il quadro che emerge dai primi dati dell’estate 2026 analizzati in sei delle quattordici aree marine coinvolte nel progetto Mare Caldo di Greenpeace, nato per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici nei mari italiani. Tra i siti osservati ce ne sono due siciliani: le Aree Marine Protette di Ustica e del Plemmirio, nel Siracusano. Le altre sono l’Isola d’Elba, in Toscana, e le Aree Marine Protette di Portofino, in Liguria, Miramare, in Friuli-Venezia Giulia, e Isole Tremiti, in Puglia.
Mare sempre più caldo, la situazione in Sicilia
I dati mostrano una situazione che ha interessato tutti i settori marini esaminati. A partire da maggio 2026 si sono susseguite diverse ondate di calore marine, con anomalie che in alcuni casi hanno sfiorato i 5 gradi rispetto alla media climatologica degli ultimi trent’anni. Le temperature superficiali registrate durante l’estate sono risultate inoltre superiori di circa un grado rispetto all’estate precedente. Le anomalie più persistenti e intense si sono concentrate soprattutto tra giugno e agosto.
Il valore massimo tra le aree analizzate è stato raggiunto all’Isola d’Elba. Qui un’ondata di calore marino durata 68 giorni ha fatto salire la temperatura superficiale fino a 4,95 gradi oltre la media storica. Ma il dato della Sicilia è poco distante. Nell’Area Marina Protetta di Ustica, nel Canale di Sicilia, l’anomalia ha raggiunto +4,54 gradi. Valori molto elevati sono stati rilevati anche nell’Area Marina Protetta di Miramare, nell’Alto Adriatico, con +4,63 gradi, e in quella di Portofino, nel Mar Ligure, dove è stato raggiunto un picco di +4,36 gradi.
Dal mare caldo ai fenomeni estremi in autunno
È proprio la quantità di energia rimasta nel Mediterraneo a rappresentare uno degli elementi da osservare con attenzione durante la stagione autunnale. “L’estate che abbiamo appena vissuto è stata una ‘cartolina dal futuro’: abbiamo sperimentato in una stagione ciò che potremo vivere ripetutamente tra una ventina di anni”, dichiara Antonello Pasini, fisico climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
“Il calore che il Mediterraneo assorbe in quantità sempre maggiori, purtroppo, non rimane nel mare – spiega – L’acqua che evapora alimenta la formazione delle nubi e della pioggia, mentre l’energia trasferita in atmosfera contribuisce a far diventare più violenti i fenomeni meteorologici, con la formazione di supercelle temporalesche, venti molto forti, trombe d’aria o marine, veri e propri tornado, fino ai cosiddetti ‘uragani mediterranei'”. “Questi fenomeni estremi saranno più probabili nel prossimo autunno, quando un mare ancora caldo andrà ad amplificare il contrasto con l’aria più fredda e le perturbazioni che arrivano da latitudini maggiori”, aggiunge.
Un passaggio particolarmente rilevante per la Sicilia, isola circondata da un Mediterraneo che durante l’estate ha raggiunto temperature eccezionalmente elevate. Questo non significa che un mare caldo determini automaticamente un’alluvione, una tromba d’aria o un cosiddetto uragano mediterraneo. Il dato evidenziato dagli esperti riguarda piuttosto la maggiore quantità di energia e umidità potenzialmente disponibile quando si verificano le condizioni atmosferiche favorevoli allo sviluppo di fenomeni intensi.
Ustica, gli effetti del caldo arrivano fino ai fondali
In Sicilia le conseguenze delle temperature elevate non riguardano soltanto quello che potrebbe accadere nell’atmosfera. Gli effetti sono già stati osservati sotto la superficie del mare. Nelle scorse settimane i sub di Greenpeace hanno effettuato immersioni nei fondali dell’Area Marina Protetta dell’Isola di Ustica. In quelle occasioni, hanno documentato estesi fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità che hanno interessato diverse specie. Fenomeni che, secondo quanto riportato da Greenpeace, sarebbero probabilmente collegati al caldo estremo registrato durante l’estate.
Leggi anche
Il dato assume particolare rilievo considerando la profondità alla quale sono stati individuati gli effetti. Da quando il progetto Mare Caldo è stato avviato nel 2019, Greenpeace afferma infatti di non avere mai osservato impatti così evidenti fino a 40 metri di profondità. La temperatura dell’acqua è stata percepita come particolarmente elevata anche dagli stessi subacquei, che durante l’immersione hanno portato simbolicamente con loro alcuni ventagli per “rinfrescarsi”.
Gorgonie e coralli sotto stress nel Mediterraneo
Il riscaldamento del mare sta modificando anche gli equilibri degli ecosistemi. Tra i segnali indicati ci sono lo stress termico che interessa gorgonie e coralli e la crescente presenza di specie aliene e termofile, maggiormente adattate ad acque calde. “Un mare che si riscalda è un problema per la biodiversità, per il clima e anche per noi sulla terraferma”, dichiara Valentina Di Miccoli della campagna mare di Greenpeace Italia. “Le conseguenze delle temperature elevate registrate in tutto il Mediterraneo sono già visibili nei fondali – sottolinea – dove aumentano i segni di stress termici su gorgonie e coralli e la presenza di specie aliene e termofile. L’unica soluzione per rallentare questo processo è proteggere gli ecosistemi marini con aree protette e ridurre drasticamente le emissioni di gas serra in atmosfera che alimentano la crisi climatica”.
LEGGI ANCHE: Sicilia, le 10 spiagge più belle da vedere almeno una volta nella vita




