PALERMO – Non c’è accordo sulla manovrina e così l’Ars che da oggi, martedì 20 ottobre, inizia le sue votazioni d’aula sulle variazioni di bilancio, naviga a vista. Si partirà dalle norme che costituiscono lo zoccolo duro della manovrina, quelle contenute nel testo originario approvato dalla Giunta, ma sulla restante parte del ddl c’è un grosso punto interrogativo.
Manovrina, l’unica certezza è il testo base del governo
Semaforo verde, quindi, agli interventi per l’agricoltura e contro il caro-gasolio, così come al rifinanziamento delle misure per facilitare le assunzioni, per aiutare le imprese o per agevolare l’acquisto della prima casa. Passata la votazione su questi articoli, però, il percorso si farà denso di pericoli e nessuna norma, tra quelle inserite dalla commissione Bilancio, sarà al sicuro in un’Aula che inizia l’esame del testo con notevole ritardo rispetto alle previsioni della vigilia.
Il M5s: “Via il Fit e le norme non urgenti”
A partire dal Fondo investimenti territoriali, che destina cinquanta milioni di euro ai piccoli interventi infrastrutturali da assegnare a Comuni ed enti ecclesiastici. Il Movimento cinque stelle, che incontra la stampa poco prima dell’Aula, continua sulla linea dura: “Devono sparire sia in questa legge che nella prossima Finanziaria”. Stesso destino, secondo i pentastellati, dovranno seguire le norme “che non sono urgentissime né indispensabili”.
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Lo stralcio non basterà
Lo stralcio deciso dalla presidenza dell’Assemblea di concerto con il governo, quindi, potrebbe non bastare. Il governo sarà alla finestra, cosciente che l’aperta ostilità dell’opposizione potrebbe fare breccia nei malcontenti della maggioranza. A quel punto l’aria potrebbe essere propizia per il ritorno dei franchi tiratori. Se anche una delle norme inserite dal Parlamento dovesse cadere vittima del voto segreto, a quel punto il resto del ddl sarebbe a forte rischio perché salterebbero i fragili equilibri interni al centrodestra raggiunti in commissione Bilancio.
Si ripartirà quindi da 73 norme, molte delle quali non appaiono, appunto, “urgentissime”. Nel mirino non c’è soltanto il Fondo investimenti territoriali. Sono diverse le norme che contengono piccoli finanziamenti locali rimasti ancora in piedi nonostante il colpo d’accetta. Alla prima difficoltà saranno accantonate per evitare che cadano sotto ai colpi del voto segreto, in attesa di capire se il confronto tra maggioranza e opposizione potrà avere uno sbocco o se il clima ormai elettorale renderà il dialogo impossibile.




