PALERMO – “I Quattro Canti sono il cuore e il simbolo dell’identità storico-culturale di Palermo, nonché lo snodo del percorso arabo-normanno individuato dall’Unesco tra il Palazzo dei Normanni, la Cattedrale e la Martorana. L’obiettivo della convenzione sottoscritta tre l’Unesco e le istituzioni siciliane il 3 luglio 2015 sono la valorizzazione ambientale e del patrimonio monumentale necessari alla nuova proiezione internazionale. In questa nuova prospettiva i Quattro Canti e i suoi palazzi non possono rimanerne cadenti e abbandonati, perché l’Unesco per mantenere Palermo tra i suoi siti impone tre garanzie di contesto: recupero, conservazione e valorizzazione”. Ha le idee chiare Roberto Bilotti d’Aragona, proprietario di palazzo Di Napoli accorpato a palazzo Costantino dei Quattro Canti, che lancia le sue proposte per il recupero del sito e la valorizzazione del percorso Unesco.
“Le verifiche sono effettuate saltuariamente dagli ispettori Unesco, ma la mancata attuazione delle condizioni potrebbe comportarne l’imbarazzante revoca – spiega Bilotti – la prima delle condizioni è il recupero del percorso e i quattro Canti ne sono parte integrante. Essendo i palazzi tutti privati (palazzo Chiaromonte Bordonaro degli eredi Bordonaro, palazzo Rudinì di Alfio Puglisi Cosentino e il palazzo Di Napoli accorpato a palazzo Costantino di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, ndr) il recupero passa attraverso l’intesa e la collaborazione tra istituzioni e proprietà, un nuovo asset strategico di coesione pubblico-privato che può costituire un obiettivo congiunto di sviluppo che introduce dinamismo e moltiplicatore di economie per la città nel completamento e riqualificazione dell’offerta culturale. Le facciate sintetizzano secoli di storia, dal periodo svevo identificato dall’aquila degli Hohenstaufen che sormonta ognuna delle 4 facciate. Federico II fece di Palermo il centro del mondo! Gli svevi subentrano nei diritti dinastici agli Altavilla, e Costanza, ultima della dinastia sveva, “genitrice de l’onor di Cicilia” (Dante III Canto) sposando Pietro d’Aragona, a seguito dei Vespri, apre la lunga gloriosa compagine spagnola. L’aquila sveva inquartata con i pali aragonesi, diviene lo stemma di Sicilia. I Quattro Canti, il 14 e 15 luglio di ogni anno sono scenario baricentrico di un’altra rievocazione normanna, Santa Rosalia (1128-1165) alla qual inneggia il sindaco identificandola con la Città. A Re Ruggero venne profetizzato la nascita, dal suo congiunto Sinibaldo e da Maria Guiscarda, imparentata con la casa reale normanna, di una “rosa senza spina” perciò chiamata Rosalia che visse la prima parte della sua vita a palazzo dei normanni fino all’eremitaggio”.
“Il sindaco Orlando, che da sempre dimostra amore e competenza per il centro storico e per il suo recupero, ha ottenuto questo importante riconoscimento dall’Unesco attraverso le sue relazioni internazionali rendendo così la città più nota nel mondo, ma il riconoscimento non è un traguardo, né una medaglia: è un atto di fiducia agli operatori di allinearsi ai target stabiliti, l’imbocco di una strada che bisogna perseguire come hanno già fatto le altre realtà che si sono impegnate per rendere concreta questa opportunità – spiega ancora Bilotti – il complesso monumentale dei palazzi Di Napoli e Costantino unificati annovera nelle volte i migliori artisti barocchi palermitani. I saloni affrescati costituiscono il repertorio più completo in nittà nelle migliori espressioni iconografiche e compositive. Il cortile con ciclopiche colonne monolitiche, la cavallerizza e lo scalone del Marvuglia sono esempi d’eccellenza architettonica insieme al tempietto del Basile nel cortile, di fatto è il museo della città, come lo ha definito il soprintendente Gullo. In questa prospettiva la proprietà è disponibile alla cessione per un periodo molto lungo alle istituzioni per istituzionalizzare il nuovo ‘Museo della città’, lacuna ancora attuale di Palermo rispetto le altre grandi città italiane. Un grande polo culturale che potrebbe aggregare e rendere fruibili le eccellenze e le testimonianza delle varie epoche e delle diverse culture avvicendatesi. Il percorso Unesco sarebbe fruibile e articolato nella sua completezza e potrebbe essere reso vivo con l’organizzazione di eventi e mostre attività corrente della proprietà in musei costituiti con donazioni alle città di Roma, Salerno, Cosenza e Rende. Già oggi il complesso monumentale Di Napoli-Costantino è periodicamente aperto al pubblico nell’ambito di eventi culturali e mostre d’arte contemporanea”.
Un patto tra pubblico e privato, insomma, per consegnare ai palermitani un polo culturale d’eccellenza. “L’Europa vuole sostenere la Sicilia nelle sue strategie di sviluppo con corposi finanziamenti, ma al termine di questa programmazione la Sicilia restituirà all’Europa circa 2 miliardi di euro per mancanza di progetti che saranno veicolati ad altri Paesi e noi resteremo con un centro storico ancora sofferente. I Pon Metro prevedono il recupero di aree metropolitane che potrebbe interessare il percorso Unesco ed i Quattro Canti ne potrebbero esserne zona target. I Por Fesr, fondi strutturali nell’ambito di piani operativi regionali, al momento non sono utilizzati. Queste misure individuano nel partnerariato pubblco-privato il più efficace strumento per il concorso di diverse competenze e peculiarità. I Quattro Canti per il loro valore simbolico, storico e culturale devono rientrare nella nuova ambiziosa strategia di re-inquadramento del percorso arabo-normanno che, messo in rete con le altre eccellenze, può divenire tematica decisiva per il futuro della città, sia come struttura e sistema che come crescita sociale e di mantenimento dell’identità di cultura, arte, bellezza, potenziando l’offerta turistica nella diversificazione rendendola più completa, creando la leva di sviluppo del sistema economico e sociale.


