PALERMO – Bacchettata dei Revisori sul Piano alienazioni e allarme degli uffici per l’impossibilità di dare copertura finanziaria ai debiti fuori bilancio. Non sono giorni facili a Palazzo delle Aquile, dove il cammino della manovra di previsione 2015 si preannuncia lungo e in salita. La necessità di armonizzare il bilancio (in pratica di riscriverlo quasi di sana pianta) ha infatti dilatato i tempi, con il risultato che a ottobre inoltrato il consiglio non ha ancora approvato gli atti propedeutici di peso (alienazioni e opere pubbliche) e che sulla manovra manca ancora il parere dei Revisori dei conti.
Il Collegio, poi, si è reso protagonista di una sonora bacchetta agli uffici, che assomiglia tanto a una bocciatura: non ha infatti espresso parere, anche se previsto, sul Piano alienazioni visto che “non sono esplicitati i criteri e il metodo seguito per l’individuazione degli immobili da alienare o valorizzare, né i tempi nei quali si prevede di effettuare la vendita, né i modi”. In poche parole, lamentano i Revisori, la delibera consiste in un mero elenco di beni, senza specificare valori o criteri. “Attesa la ripetitività del modus operanti degli uffici – scrivono i revisori – si auspica per l’avvenire, come già rilevato in precedente analoga occasione, purtroppo allo stato disattesa, che questi possano compiere uno sforzo maggiore e rimettere alle valutazioni del consiglio una proposta completa ed esaustiva di ogni informazione, includendo anche una ipotesi di valore, come correttamente previsto nelle migliori pratiche, tale da consentire la preventiva valutazione degli aspetti economico finanziari”.
E dire che il Piano delle alienazioni è uno dei documenti propedeutici al bilancio, nonché l’atto con cui il Comune elenca tutte le proprietà da vendere o valorizzare. Ma gli uffici, dal canto loro, precisano in delibera che le procedure sono troppo incerte per ipotizzare alcuna cifra. Il Piano prevede, in totale, 2.648 immobili Erp da vendere, per i quali c’è già il via libera della Regione, 43 immobili da valorizzare e 224 immobili del patrimonio disponibile da vendere. A questi sono stati aggiunti altri 14 beni da valorizzare, cioè alcuni impianti sportivi cittadini come il Velodromo di via Lanza di Scalea, il Diamante di via dell’Olimpo, il Palaoreto di via Santa Maria di Gesù, il Palamangano di via Leonardo da Vinci, la palestra Borgo Nuovo di largo Partinico, la palestra Borgo Ulivia di via Nissa, la palestra San Ciro di via San Ciro, la palestra Sperone di via XXVII Maggio, l’impianto Bonagia in via della Giraffa, la piscina comunale di viale del Fante, lo Stadio delle Palme, la pista di pattinaggio di via Duca della Verdura, il campo a ostacoli della Favorita e i campi polivalenti di largo Gibilmanna.
L’atto è arrivato in commissione Bilancio, scatenando anche qualche polemica. “Nel Piano non c’è nemmeno un importo complessivo previsionale – dice il forzista Giuseppe Milazzo – è privo di schede tecniche, nessuno spiega perché mettiamo in vendita alcuni immobili. La delibera è in difformità rispetto all’articolo 58 e quanto dico è confermato dai Revisori dei conti e asseverato dal Segretario generale. Il bilancio deve corrispondere a criteri di veridicità: se non si specifica il previsto incasso, la manovra rischia di non essere veritiera. L’assessore corregga il testo, altrimenti il bilancio non verrà approvato”. “Ci risiamo, quando si parla di patrimonio non si capisce più niente – dice il consigliere Filippo Occhipinti – il Piano delle alienazioni potrebbe aiutare a far calare la pressione fiscale, ma la semplicità con cui è trattato porta a pensare che di questo patrimonio il Comune non voglia sfruttarne le potenzialità. Gli stessi Revisori si dicono impossibilitati a rendere un parere perchè non conoscono criteri e prezzi. Abbonato in questi tre anni non si è dimostrato all’altezza: il sindaco ne prenda atto”. “Il Piano è stato redatto secondo la legge, come fatto in passato – ribatte il capogruppo Mov139 Aurelio Scavone – qualora l’amministrazione per necessità dovesse ricorrere all’alienazione dei beni, questo va programmato. Ma alienarli ora sarebbe sbagliato. Andrebbero indicati cifre, tempi e modalità per quelli da vendere, ma visto che nessuno va venduto il Piano è in perfetta sintonia con la normativa”.
Ma il cammino della manovra è in generale in ritardo: un allungarsi dei tempi che sta mettendo in difficoltà l’amministrazione. Basti pensare che non c’è copertura finanziaria per pagare i debiti fuori bilancio riconosciuti con sentenza, il che farà lievitare gli interessi da versare. A metterlo nero su bianco ci ha pensato lo scorso 12 ottobre il dirigente Giuseppe Sacco, che si è visto restituire dalla Ragioneria le proposte con l’invito a ripresentarle dopo l’approvazione della manovra preventiva, visto che “il capitolo 6471 non presenta,in atto, le risorse economiche indispensabili alla esecuzione delle sentenze”.
La Corte dei Conti, infatti, ha chiesto ai consigli comunali di approvare i debiti solo dopo l’approvazione del bilancio. Il problema è che si è quasi a fine anno e i soldi previsti l’anno scorso, che l’amministrazione considerava sufficienti, si sono invece rivelati troppo pochi. Anche perché, sottolinea Sacco, i debiti scaturiti da sentenza vanno pagati, a costo di prendere i soldi altrove. “La richiesta ritrasmissione delle proposte dopo l’approvazione del bilancio – spiega il dirigente – comporterà il serio e concreto rischio che le stesse non vengano approvate dal consiglio entro l’anno corrente, con evidente ritardo nell’esecuzione delle sentenze e causando, quindi, ulteriore danno alle casse dell’amministrazione”. “La situazione dei debiti fuori bilancio è preoccupante e da tempo fuori controllo, non vorrei che si trattasse di un escamotage per rinviare ulteriormente alle future gestioni i debiti di questa città”, dice Rosario Filoramo, capogruppo Pd. “La Corte dei Conti ha detto che i debiti si approvano dopo il bilancio, gli uffici ci stanno soltanto adeguando alle indicazioni della Corte”, dicono dall’amministrazione.

