PALERMO – La pentola di Forza Italia e del centrodestra ribolle. Dopo mesi di stallo, di polemiche più o meno sotterranee, e di sconforto per la progressiva marginalizzazione del movimento berlusconiano in Sicilia, uno scossone è arrivato ieri da Silvio Berlusconi. Che ha nominato commissario del partito in Sicilia Gianfranco Miccichè. Un ritorno al passato, quello del 61 a 0, che pone fine alla criticata stagione di Enzo Gibiino, il senatore catanese che lo stesso Cavaliere aveva scelto come coordinatore regionale e che era stato bersaglio di attacchi interni. Nei giorni scorsi, erano circolate voci, fondate a sentire fonti forziste, di un imminente commissariamento affidato al siculo-sardo Salvatore Cicu, parlamentare europeo. Una scelta che però avrebbe trovato forti resistenze nell’Isola. E così, la scelta è ricaduta sull’uomo delle origini, quel Gianfranco Miccichè che con Silvio Berlusconi ha mantenuto sempre un filo diretto. La macchina del tempo, insomma, prova a riportare Forza Italia indietro di un ventennio, ai fasti dei primi successi berlusconiani. Pur ricevendo un’accoglienza tiepida: pochi comunicati di benvenuto, molti silenzi, una bocciatura esplicita, quella di Basilio Catanoso.
Una scossa di assestamento che irrompe sul centrodestra siciliano proprio nei giorni della convention organizzata a Mondello dallo stesso Cicu, che ieri e oggi raccoglie i pezzi da novanta del centrodestra o di ciò che ne rimane. Suggestiva la tavola rotonda in programma questa mattina, dal titolo “Sicilia, un’isola speciale in testa”, che vedrà sullo stesso palco una rosa di nomi dai quali potrebbe uscire il prossimo candidato del centrodestra a Palazzo d’Orleans. Per tentare di riacciuffare quella poltrona che all’ultimo giro secondo gran parte dell’attuale centrodestra andò perduta proprio per colpa di Gianfranco Miccichè e per la sua candidatura che spaccò il fronte, favorendo nei fatti la vittoria di Rosario Crocetta.
All’incontro di oggi parteciperanno Gaetano Armao, l’ex assessore regionale al Bilancio oggi leader di Sicilia Nazione, Salvo Pogliese, l’eurodeputato forzista recordman di preferenze, Angelo Attaguile, segretario nazionale di “Noi con Salvini”, Nello Musumeci, che sta strutturando il suo movimento “Diventerà Bellissima”, Roberto Lagalla, l’ex rettore dell’Università di Palermo, e Giusi Savarino, presidente dell’associazione Amunì Sicilia e portavoce di Diventerà Bellissima. Diversi i papabili in questa rosa ristretta per una corsa a Palazzo d’Orleans. Nello Musumeci non fa troppo mistero di volerci riprovare, dopo la sconfitta della volta scorsa. Sganciato dai partiti, il presidente della commissione Antimafia sta caratterizzando la sua nuova iniziativa come movimento civico in chiave regionalista. Anche il nome di Armao è circolato negli ultimi mesi come quello di un possibile candidato in chiave sicilianista. Così come quello di Pogliese, che da Catania con il blocco degli ex An rappresenta l’uomo forte del partito da un punto di vista elettorale. E c’è poi Roberto Lagalla e questa è un’altra storia. L’ex rettore negli ultimi anni è stato in procinto per essere candidato a quasi tutto, ma alla fine non se n’è mai fatto nulla. Ultimamente si era di nuovo parlato di lui come possibile candidato alla presidenza della Regione, ma per il centrosinistra, in forza di un suo presunto avvicinamento all’area renziana del Pd. Contro questa ipotesi implicitamente si era espresso il segretario del Partito democratico siciliano Fausto Raciti. Oggi la sua partecipazione all’evento di Forza Italia torna a riproporre la suggestione di una sua candidatura, da Papa straniero, visto che Lagalla non è mai stato organico a Forza Italia malgrado la vicinanza in passato ad Angelino Alfano. Ma fu col centrodestra, presidente Cuffaro, che Lagalla arrivò al governo, quando da assessore regionale avviò il piano di rientro che ha portato fuori dalle secche la Sanità siciliana. E sempre in tema di papi, c’è da tenere d’occhio l’Emerito: tornato in prima linea, infatti, Gianfranco Miccichè potrebbe essere tentato, chissà, di riprovare l’avventura.
Tanti generali e colonnelli insomma. Ma ci saranno ancora le truppe? Le ultime amministrative, dove Forza Italia ha presentato il suo simbolo solo a macchia di leopardo, non sono state troppo confortanti in questo senso. “Sono convinto che una prima cosa da fare sarà quella di rincollare i cocci rotti all’interno del partito”, ha detto per prima cosa Miccichè. E di colla ne servirà parecchia.

