Impastato, il fratello accusa Fava | Ma di chi sono i 'cento passi'?

Impastato, il fratello accusa Fava | Ma di chi sono i ‘cento passi’?

L'ultima polemica sull'antimafia. Ma chi stabilisce di chi sia la memoria di tutti?

Caro Giovanni Impastato (fratello di Peppino)

Rileggiamo una sua dichiarazione, rilanciata dall’Ansa: “In questi giorni abbiamo appreso che una lista per le prossime elezioni regionali ha nel simbolo la scritta: ‘Cento Passi per la Sicilia’. È chiaro a tutti il riferimento a un film con quel titolo, ma pure a mio fratello Peppino, alla nostra storia e alle lotte che nel nome di Peppino abbiamo condotto in questi 40 anni, spesso in grande solitudine, per salvarne la memoria e ottenere giustizia. Non possiamo non sottolineare che coloro che hanno avuto un ruolo importante in questo percorso non sono stati neppure informati”.

Chiarissimo il riferimento – seppure allusivo e non esplicito – a Claudio Fava, quasi per sottolineare una sorta di ‘mancanza di rispetto’. Da qui la domanda, caro Giovanni: ma siamo sicuri che quei cento passi siano soltanto suoi e dei suoi grandi compagni di viaggio?

Premessa essenziale. Il dolore di una vittima di mafia è una sorgente di affetto e stima. Nessuno può capirlo, se non c’è passato. Nessuno può capire – lo stesso Fava, in proposito, essendo coinvolto nella sua carne di figlio, scrisse pagine memorabili a riguardo – quell’atroce miscuglio tra le lacrime dell’intimità e la necessità di essere un presidio pubblico. Il dovere della testimonianza che si basa proprio sull’equilibrio sofferto fra le grida che hai dentro e le frasi che devi pronunciare, con misura. Eppure, mafia e antimafia sono lo stigma di tutti i siciliani. Chi potrebbe rivendicarne l’esclusiva?

Perché è questo lo spettacolo a cui spesso abbiamo assistito: ridotte familiari che hanno preteso non soltanto – com’era loro diritto – una memoria sobria e verosimile, ma pure il controllo di ogni parola, di ogni slogan, di ogni titolo. Come se l’antimafia componesse un dolente impero di cognomi e di famiglie, ognuna con un giardino privato dei ‘mi ricordo’ e un transito disponibile agli estranei tramite il pagamento di un pedaggio simbolico.

Non è sicuramente il suo caso, caro Giovanni, però è la sua osservazione a richiamare un contesto che ha smorzato la passione di troppi con la privativa di una sacrosanta rivolta.

Oltretutto, nella sua affermazione c’è un’evidente discordanza. Sappiamo tutti che il coraggio di Peppino Impastato si è innalzato a meritato esempio proprio grazie ai ‘Cento passi’, il film che ha raccontato un’epopea civile, di cui lo stesso Fava è stato sceneggiatore e che ha trasformato in raffigurazione perenne una vicenda che – altrimenti e purtroppo – forse si sarebbe dissolta nella smemoratezza. Quelle parole e quelle suggestioni, insomma, sono figlie pure di Claudio, a sua volta figlio di Pippo, protagonista di un’altra epopea civile, pagata a carissimo prezzo. Possibile che proprio lui non possa richiamare l’immaginario di una devastazione e di una speranza che ha sperimentato, nella persona e nella penna?

Invece può, ne ha diritto, da siciliano e da vittima di mafia. Sarà pubblicamente giudicato anche per questo, com’è giusto che sia. Alla luce del sole.

*Aggiornamento 
“I Cento Passi è un’immagine che appartiene ai siciliani onesti. Per noi è la proposta di un grande patto civile di donne e uomini liberi. Questa immagine parla di Peppino Impastato come di Giuseppe Fava e di tutti gli altri caduti, tanti, per restituire dignità a questa terra. Stiamo parlando di un simbolo straordinario, non di un film”. Lo dice il candidato alla presidenza della Regione Claudio Fava. “Cento passi – aggiunge – racconta il lavoro dei giovani delle terre confiscate alla mafia e i prodotti di quel lavoro. È nelle parole di canzoni che hanno animato e appassionato una generazione di ragazzi. Mi preme anche ricordare che ‘I Cento Passi’, ben prima di essere il titolo del famoso film, è il titolo di un capitolo che io, Claudio Fava, dedicai 25 anni fa a un mio libro sui molti delitti impuniti di mafia. Che poi, se qualcuno si offende perché Fava usa una frase di Fava e nessuno protesta se Musumeci usa una frase di Paolo Borsellino, è una cosa piuttosto curiosa”. Fava conclude: “Per la cronaca, l’idea di chiamare questa nostra sfida ‘Cento Passi per la Sicilia’ è una scelta che abbiamo condiviso con Giovanni Impastato ben prima di presentare questo simbolo”.

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