Il panettiere che divenne boss | Incontri di mafia al supermercato

Il panettiere che divenne boss | Incontri di mafia al supermercato

Un frame delle intercettazioni

Chi è Sergio Damiani, l'uomo che i carabinieri piazzano al vertice della famiglia di Monreale.

PALERMO – Invocato a lungo e infine incaricato. Nonostante Sergio Damiani, 48 anni, di cui una parte vissuta in carcere, avesse chiesto di rimane defilato, alla fine è su di lui che cadde la scelta per guidare la famiglia mafiosa di Monreale.

Era naturale che il potere finisse nelle sue mani innanzitutto in virtù delle sue parentele. Sergio Damiani, infatti, è nipote di Settimo, storico capomafia di Monreale prima dell’avvento di Giuseppe Balsano, ma è anche figlio di Salvatore, boss che nel 2002 decise di impiccarsi in una cella del carcere di Spoleto.

Anche Sergio Damiani ha avuto i suoi guai giudiziari. Si trovava in carcere quando nel 2014 si cominciò a parlare di lui come futuro capomafia. Un ruolo che avrebbe ricoperto fino a novembre 2016, mese del suo nuovo arresto, continuando a fare la faticosa vita del panettiere. Fu la Corte d’appello a ribaltare l’assoluzione di primo grado e a condannarlo a undici anni di carcere.

Ecco la conversazione registrata dai carabinieri fra Salvatore Lupo e Alberto Bruscia: “…. nuovo papa a chi mettono?; “Non lo so Totò. Per ora siamo tutti e due… per ora non siamo tutti e due? Eh, stiamoci tutti e due”; “L’unico papa che poteva essere con loro sai chi era? Sergio”; “Sii ma questo non si è fatto sentire”. Se ne stava in disparte Damiani, fino a quando Ignazio Bruno, subentrato a Gregorio Agrigento alla guida del mandamento di San Giuseppe Jato, non avrebbe deciso che toccava a lui farsi carico della famiglia di Monreale. E così Antonino Alamia, barbiere e cassiere del mandamento, andò a trovarlo nella sua abitazione a San Martino delle Scale, per vincerne la ritrosia.

L’incontro fu preceduto dall’ambasciata di Lupo: “… mi disse, ci fai sapere… ma… dice Ignazio… ma ancora per il culo lo devi prendere? … non è che gliel’ho fatto dire solo da voialtri… altri cristiani di Palermo lo conoscono a lui… minchia dice, si butta sempre…. ora vediamo… ora mi organizzo”.

Alla fine Damiani si sarebbe organizzato, assumendo il comando. Sarebbe stato un capo guardingo. Niente telefonate – non possedeva neppure un cellulare – e incontri sempre all’aperto dove era quasi impossibile intercettarlo. I carabinieri lo hanno filmato mentre incontrava i suoi uomini all’uscita da un supermercato in corso Calatafimi con i sacchetti della spesa in mano.

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