E’ il giorno del dolore e della rabbia per la famiglia di Andrea Barone, il ragazzo di quindici anni precipitato dal tetto di un centro commerciale, mentre tentava di scattarsi un “selfie spericolato”. La tragedia è avvenuta sabato sera a Sesto San Giovanni, nel Milanese, e sta già scatenando una serie di polemiche sul mondo dei social network e il loro uso pericoloso, oltre ogni limite. Lo stesso Andrea non era solito a questo tipo di provocazioni: già qualche tempo fa aveva infatti postato su Instagram una foto che lo ritraeva sul tetto di un palazzo e la frase “La morte non ci fa paura, la guardiamo in faccia”.
Intanto, intervistato da “La Stampa” a parlare per la prima volta è Alessandro, padre della giovane vittima: “Una tragedia assurda. mi hanno detto che Andrea era caduto. Siamo corsi là, c’erano l’ambulanza, i vigili del fuoco, la polizia. Sono servite delle ore perché lo tirassero fuori. Era salito su quel tetto – ha proseguito l’uomo – per scattare una foto da brividi, non certo per fare quei giochi che impongono ai ragazzini prove di coraggio e li spingono oltre i loro limiti, portandoli in alcuni casi alla morte. Andrea non era un ragazzo così”.
Infine, Barone ha attaccato il sistema dei controlli nel centro commerciale: “Sarebbero bastato forse l’intervento degli agenti di sicurezza o anche soltanto le grate intermedie nel condotto, per attutire la caduta e salvargli la vita: se ci fossero state delle misure adeguate, mio figlio non si sarebbe sfracellato”.

