"Spese fantasma e fondi neri"| Come si ottengono i soldi pubblici

“Spese fantasma e fondi neri”| Come si ottengono i soldi pubblici

Il sequestro milionario a Valledolmo e la rete di imprenditori compiacenti.

PALERMO - L'INCHIESTA
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PALERMO – Forse speravano di sfuggire ai controlli. Chi mai avrebbe messo gli occhi su un’azienda dell’entroterra palermitano? Si sbagliavano. Il nucleo di Polizia economico-finanziaria della guardia di finanza ha un sistema di monitoraggio efficace da Palermo fino a Valledolmo, dove ha sede l’impresa agricola di Rosario, Vincenzo e Giuseppe Randazzo. Hanno subito un sequestro preventivo da 5 milioni di euro assieme all’agronomo di Lascari, Nico Cirrito, loro presunto complice, così sostiene l’accusa, nel meccanismo illecito attraverso cui avrebbero ottenuto finanziamenti dall’Europa, dallo Stato e dalla Regione.

La prima spia è stata l’entità della cifra richiesta. O meglio, la compartecipazione privata alle spese da sostenere. I Randazzo hanno chiesto finanziamenti per ammodernare l’impresa prevedendo costi per due milioni e mezzo di euro di cui la metà finanziata con fondi pubblici. Questo vuol dire che una piccola impresa di Valledolmo doveva essere in grado di investire di tasca propria un milione e duecento mila euro.

Il primo step è stato quello di rendere credibile il progetto. E qui è stato decisivo il lavoro di Cirrito che da professionista ha certificato, passo dopo passo, gli stati di avanzamento del progetto. Il secondo, gonfiare i costi con una raffica di fatture fantasma o sovradimensionate per fare apparire costi mai sostenuti. Il risultato è la creazione di un’azienda moderna ed efficiente. Come? “Schiacciando la libera concorrenza – spiega il colonnello Cosimo Virgilio, comandante del Nucleo –. Di fatto l’impresa è stata finanziata per intero con i soldi pubblici senza alcun rischio. Pensiamo, invece, a quanti imprenditori onesti per lavorare hanno bisogno di accedere al credito e nelle aziende mettono beni propri e sudore”.

Il meccanismo non avrebbe potuto funzionare senza la compiacenza di alcuni imprenditori che si sono prestati al gioco delle false fatturazioni per creare fondi neri. È su di loro che si concentrano le indagini future. Ecco come funzionava: le ditte fatturavano beni e servizi ai fratelli Randazzo che presentavano i documenti alla Regione; una volta ottenuti i soldi le fatture venivano pagate agli imprenditori compiacenti che poi giravano ai Randazzo la parte fittizia del corrispettivo ricevuto.

E siamo a un nuovo step. Un esempio: a settembre 2012 Rosario Randazzo nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale della Regione riceve un acconto di 600 mila euro, ne gira 200 mila al figlio Vincenzo, il quale, a sua volta, dispone due bonifici per 75 mila euro a titolo di acconti in favore di costruttore che deve realizzare due fabbricati. Affinché i soldi tornino ai Randazzo manca l’ultimo passaggio: il fornitore bonifica 48 mila euro a Rosario Randazzo. Sulla carta viene presentato come il pagamento per un sollevatore telescopico.

I finanzieri studiano le carte e smascherano la truffa: Randazzo ha rivenduto per 48 mila euro un mezzo meccanico comprato sette anni prima per 15 mila euro. Ci ha guadagnato più del triplo nonostante lo stato di usura aumenti. Impossibile, dicono gli investigatori che stanno anche valutando, su delega dei pm di Termini Imerese, le falle nei controlli amministrativi.

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