Mafia, rifiuti ed estorsioni |Il boss Brunetto alla sbarra

Mafia, rifiuti ed estorsioni |Il boss Brunetto alla sbarra

Il processo è alle battute finali.

i furti alla ditta Caruter
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CATANIA. C’è attesa per la prossima udienza del processo scaturito dal secondo troncone dell’inchiesta nata dal furto di due mezzi di proprietà della Caruter, azienda impegnata nella gestione del servizio di igiene urbana a Calatabiano, e sulla successiva presunta tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni della stessa ditta. Alla sbarra Salvatore Brunetto, ai vertici dell’omonimo clan operante tra Giarre e Fiumefreddo di Sicilia, Alessandro Siligato, considerato il suo braccio destro, e Luigi Franco.

Il 22 gennaio prossimo saliranno sul banco dei testimoni Vito Strano, pluripregiudicato ritenuto vicino al clan Cintorino, e Pietro Ferretti, ex operaio della ditta Caruter, entrambi imputati per tentata estorsione e furto, aggravati dal metodo mafioso, nel primo troncone della stessa indagine. Il primo è stato condannato a 4 anni e 10 mesi, il secondo ha invece patteggiato la pena a 2 anni. Per i due testi della difesa i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Catania, presieduta da Ignazia Barbarino, hanno disposto l’accompagnamento coatto. Entrambi, assistiti dai propri difensori di fiducia, potrebbero però avvalersi della facoltà di non rispondere.

Nel corso dell’ultima udienza, tenutasi nell’aula bunker del carcere di Bicocca, sentito l’unico testimone presente, un dipendente della Caruter chiamato in causa, nel corso della sua escussione, dalla responsabile dell’azienda Ada Agnello. Quest’ultima, sentita in aula, aveva riferito che l’uomo, tra i responsabili del cantiere di Calatabiano, era stato il primo ad avvisarla del furto compiuto da ignoti nel deposito di Pasteria.

Su richiesta del legale Michele Pansera, codifensore di Salvatore Brunetto con l’avvocato Ernesto Pino, il dipendente ha escluso di aver scoperto l’avvenuto furto poiché, così ha riferito, in quel periodo non avrebbe svolto servizio. Altro piccolo particolare in contrasto con le dichiarazioni della precedente testimone riguarda invece la collocazione delle chiavi dei mezzi rubati. Queste ultime infatti non sarebbero state custodite nel piccolo ufficio presente all’interno del deposito ma sarebbero state lasciate, secondo quella che sembrerebbe una routine, nel quadro di accensione dei veicoli.

Sono queste le ultime battute del processo. Dopo l’escussione degli ultimi testi il pubblico ministero Rocco Liguori procederà con le richieste di pena e poi si passerà alle arringhe della difesa.

L’INCHIESTA. Nel novembre del 2013 finiscono in carcere, raggiunti da ordinanza di custodia cautelare, il 53enne Vito Strano, ritenuto affiliato al clan Cintorrino, e il 43enne incensurato Pietro Ferretti, entrambi di Calatabiano. Per il sostituto procuratore di Catania Pasquale Pacifico, che ottiene il provvedimento dal gip, i due sono tra i responsabili del furto di due mezzi per la raccolta dei rifiuti, sottratti da un deposito di Pasteria, frazione di Calatabiano, e della tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dell’azienda Caruter. Un furto ritenuto sin da subito anomalo dagli inquirenti. Sugli altri veicoli presenti nell’autoparco vengono trovati, infatti, in bella mostra i tappi dei serbatoi. Si indaga per estorsione.

Ma è durante alcuni colloqui intercettati nel carcere di Bicocca tra il detenuto Vito Strano e Luigi Franco che emergono nuovi particolari sulla vicenda. L’indagato tira in ballo Salvatore Brunetto, a cui si sarebbe rivolto per la restituzione dei mezzi, e Alessandro Siligato, che avrebbe mostrato il luogo in cui erano stati nascosti i due mezzi, nelle campagne di Contrada Pianotta a Fiumefreddo di Sicilia. Nel giugno del 2014 scattano i fermi per Salvatore Brunetto, Alessandro Siligato e Luigi Franco.

 

 

 

 

 

 

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