CATANIA – La Gup Marina Rizza ha rinviato a giudizio Nicola Mancuso accusato di essere uno degli assassini di Valentina Salamone, la 19enne trovata impiccata l’estate del 2010 in una villetta di Adrano. La decisione è arrivata dopo quattro ore di camera di consiglio, il Giudice per le Udienze Preliminari ha accolto la richiesta formulata dalla pg Sabrina Gambino. La prima udienza del processo che si celebrerà davanti alla Corte d’Assise di Catania è stata fissata per il 23 febbraio 2017.
Un caso, quella della giovane biancavillese, che sin dall’inizio ha suscitato un forte clamore mediatico e infatti oggi fuori dall’aula (l’udienza si è svolta a porte chiuse) erano presenti molti cronisti e cameraman di tv nazionali. Il grande assente è stato l’imputato, che ha avuto con la vittima una relazione extraconiugale. Mancuso è detenuto per una condanna di secondo grado per associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga, fu arrestato nel blitz Binario Morto. La Corte d’Appello ha riformato la pena a 14 anni di reclusione.
Nel corso dell’udienza preliminare durata oltre un’ora la Pg ha sviscerato l’apparato probatorio e indiziario che porta a indicare Nicola Mancuso come uno degli autori dell’omicidio di Valentina (che lo ricordiamo in un primo momento era stato archiviato come suicidio, ma poi la Procura Genarale ha avocato l’inchiesta). Fondamentali in questo processo i due accertamenti dei carabinieri dei Ris e questi due elementi sono stati evidenziati anche dall’avvocato Dario Pastore, legale della famiglia Salamone. “Ricordiamo che la prova principe è rappresentata dalle tracce di sangue trovate sotto la scarpa di Valentina ed è lì che c’è il dna dell’imputato. Inoltre – ha aggiunto l’avvocato – abbiamo spiegato che è assolutamente implausibile l’ipotesi del suicidio che è stata nuovamente tirata fuori”. Ipotesi questa che è stata rimessa in discussione dal collegio difensivo di Nicola Mancuso composto dagli avvocati Rosario Pennisi e Salvatore Burzillà. I due inoltre ritengono che le tracce trovate nei reperti della scena del crimine “non sono tracce ematiche ma biologiche, due cose nettamente distinte”. Queste le conclusioni dei periti nominati dalla difesa.
Un’udienza preliminare la dialettica è stata definita “aspra”. Toni accesi in alcuni momenti, ma “se si dovesse andare a processo – ha ricordato Pastore in attesa della decisione del Gup – la pena prevista per omicidio è l’ergastolo”.

