RANDAZZO. Erano l’usura, l’estorsione e il recupero dei crediti, anche per conto di terzi, le attività principali gestite, secondo la Dda di Catania, dal clan “Ragaglia” tra i comuni di Randazzo, Maniace e Maletto. Il gruppo criminale, ritenuto vicino alla cosca catanese dei Laudani, come testimoniato da diversi collaboratori di giustizia, poteva contare su una non indifferente forza intimidatrice. Al vertice del sodalizio Claudio Ragaglia, non a caso denominato il “direttore”. Al suo fianco, nella gestione degli affari, i fratelli Antonino Salvatore e Michele, quest’ultimo però in un ruolo secondario.
Il gruppo era capace di stringere accordi con i clan vicini e addirittura di spartire con loro le attività illecite, soprattutto le estorsioni, per evitare pericolosi contrasti ma stava attento anche a mantenere il capillare controllo dell’area di competenza, evitando l’affermarsi di altri soggetti.
In una conversazione ambientale tra due fedelissimi dei fratelli Ragaglia, Giuseppe Cartillone dice a Luigi Virgilio: “Lui l’ha capito, lui l’ha capito, gli ho detto caro fratello…qua appena prendono piede questi, e per dire domani si alza uno che ha la testa per dire in quella maniera…dice allora uno lo succhiamo di qua (n.d.r. “lo eliminiamo) uno lo attacchiamo di qua, e uno lo succhiamo di qua, gli ho detto questa è la vita, quindi cominciamo a prendere polso, cominciamo a romperci le corna, perché qua non ci siamo più, perché dopo appena cominciano a barricare questi (n.d.r. a prendere piede)…”.
Il clan non aveva nessuna esitazione ad usare la violenza, come emerge da una conversazione ambientale captata dai carabinieri della Compagnia di Randazzo tra Antonino Salvatore Ragaglia, Luigi Virgilio ed una terza persona.
Dice Virgilio: “tu quando hai un recupero, devi venire da me, da Nino, che ce la sbrighiamo noi, può essere Totò Riina…i soldi ci deve dare…”
Prosegue Ragaglia: “perché prende solo botte!...”
E ancora Virgilio: “se tu lo dicevi già prima, già l’avevamo pestato inc…”.
Sarebbero stati diversi gli imprenditori sotto usura, costretti mensilmente a versare interessi che oscillavano tra il 15 ed il 20% al mese. Uno di loro, condotto in un casolare isolato, sarebbe stato legato, picchiato e pesantemente minacciato con un’arma e con una corda stretta al collo.
Infine “il cavallo di ritorno”, altro business del clan. Per la restituzione di un’auto venivano chieste somme anche pari a 2000 euro. In un’altra conversazione Luigi Virgilio e Samuele Rosario Lo Castro, discutono sul prezzo da chiedere, in base al modello e al chilometraggio della vettura.
Virgilio: “minchia, duemila euro Samuele, una jeep sono tanti”;
Lo Castro: “ma se ce l’abbiamo fatti dare di una Punto multijet duemila euro!…sino a due anni fa..”; Virgilio: “ma vale più di una Punto?”; Lo Castro: “la Gimmi? (ndr Suzuki Gimmi), ottomila, novemila euro. ..omissis dimmi allora se mi sto sbagliando”; Virgilio: “no, io pensavo che era tutto così”; Lo Castro: “ma sono a modello, e con…settanta mila chilometri”; Virgilio: “va bene a posto!”.

