CATANIA – La soluzione alla crisi in Sicilia? Creare alleanze, puntare a un progetto concreto, ai valori condivisi e alle potenzialità già presenti nel territorio. Con due parole d’ordine: responsabilità e progetto strategico. Si è trasformato in un’appassionata occasione di dibattito l’incontro di oggi all’hotel Nettuno sul tema “Percorsi di sviluppo: territori e idee a confronto”, al termine della due giorni di lavori dei circoli siciliani aclisti. Al tavolo, oltre al presidente e vicepresidente nazionale di ACLI Sicilia, Santino Scirè, c’erano il presidente delle Acli Catania, Franco Luca, e il sindaco di Catania Enzo Bianco; e ancora, Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl Sicilia, Gianni Bottalico, presidente nazionale Acli, e Ivan Lo Bello,vicepresidente Confindustria. Ha moderato i lavori Andrea Lodato, giornalista de La Sicilia.
Il presidente regionale Scirè ha aperto l’incontro auspicando la promozione di laboratori di idee “per l’analisi e lo sviluppo della Sicilia, valorizzando il suo possibile ruolo di centro propulsivo di ogni strategia delle istituzioni europee “.
Una relazione, quella di Sciré, che ha interrogato gli aclisti sulla capacità di essere uomini, cittadini e cristiani e in quanto tali “capaci di riaffermare un orizzonte di senso per la condizione umana nella e oltre la crisi”. Il senso di impotenza che pervade i cittadini non può avere la meglio, e non a caso Scirè ha citato a lungo la relazione del presidente della sezione giurisdizionale per la Regione siciliana della Corte dei conti “che esprime la consapevolezza della magistratura contabile siciliana di quale sia il male e in quali forme esso manifesti ulteriormente la sua banalità ai nostri giorni”. Partendo dalla constatazione dell’aggravamento delle condizioni di povertà delle famiglie e l’incremento a dismisura dell’ offerta di manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali, e alle recenti parole di ammonimento del papa, Scirè ha sottolineato la necessità di analizzare la crisi su base mondiale , “poiché crisi del potere di imposizione fiscale , ma anche travolgente lo stato sociale europeo, privando il patto sociale di uno dei tratti più rassicuranti per i cittadini”.
Quale potrebbe essere la via d’uscita? Passare dal welfare state al welfare community. Gli aclisti puntano dunque sulla sussidiarietà “come valorizzazione e riconoscimento del l’importanza di tutti gli attori sociali” e sulla promozione di laboratori di idee per l’analisi e lo sviluppo della Sicilia in prospettiva europea. E il centro dell’Europa é proprio l’area mediterranea. Cosa possiamo fare, dunque, per riprenderci dal tracollo economico? “Trovo masochistico l’atteggiamento che questo Paese ha nei confronti della questione meridionale. Una vera e propria voglia di farsi del male. Bisogna ripartire dal basso, con logica del bottom up – ha sottolineato il sindaco Bianco, che non ha risparmiato critiche al governo regionale (“Una Regione -peso al piede” ) e appassionati inviti a non voltare le spalle al Meridione, al nuovo governo nazionale – Anni fa, abbiamo assistito ad una stagione in cui il ritmo di crescita della Sicilia era sotto gli occhi di tutti, con i Patti territoriali o il progetto Urban , che in modo fantasioso avevano rimesso in moto il gusto di intraprendere. Oggi bisogna riprendere quel filo. Ho promosso la nascita del distretto del Sud est dove è concentrato il massimo della potenzialità della nostra terra: sostituiamoci alla Regione per i progetti. Con la concertazione ce la facciamo”.
A proposito di capacità di spendere i fondi assegnati dall’Europa, Bernava ha sottolineato che la percentuale siciliana arriva ad un misero 10% a fronte di un già insufficiente 50% italiano. “C’è un problema di etica, di competenza e di responsabilità, e non mi mi riferisco solo alla politica. – ha detto il segretario regionale Cisl in un appassionato intervento – La classe dirigente é ancora troppo legata al suo ruolo. Invece abbiamo bisogno di cittadini, politici, sindacalisti, imprenditori onesti. Non di gente disonesta che ci viene a parlare di legalità”. Per Lo Bello, “la parte più in ritardo é il sistema politico, di certo non omogeneo perché fatto da coloro che credono nello sviluppo. Ma c’é ancora un pezzo rilevante del corpo politico che riproduce gli stessi schemi, le stesse logiche, incapaci di cogliere il cambiamento culturale e tecnologico del paese,Questo é il nodo vero e significativo della Sicilia. Dobbiamo invece rafforzare la buona alleanza, ampliandola a molti settori”. Per il presidente nazionale Bottalico, le ACLI ” si candidano a dare una prospettiva di pensiero e formazione di una nuova classe dirigente che sappia accompagnare il processo dal punto di vista della competenza e dei valori. Ma non certo da soli. Idee e talenti non ci mancano”.

