PALERMO – Si definiscono medici ‘in ostaggio di un meccanismo burocratico’. Ragazzi che vorrebbero indossare il camice nelle trincee della sanità, perché si sentono, loro malgrado, disertori in piena pandemia in attesa della definizione completa di un concorso di specializzazione finito nel cono d’ombra di ritardi e meccanismi inesorabili che ne bloccano gli esiti.
Oggi hanno inscenato un sit-in anche a Palermo, in piazza Verdi. “Siamo dei medici, già laureati e abilitati, per diventare specialisti (figure di cui l’Italia ha disperatamente bisogno visti i 25mila pensionamenti dei prossimi anni) – scrivono in un documento – dobbiamo sostenere un concorso nazionale molto selettivo”. Segue la narrazione di quella che definiscono un’odissea che ha portato allo slittamento delle graduatorie e delle assegnazioni, tra ricorsi e difficoltà. Nel settembre scorso in tantissimi hanno partecipato alle prove per i 14mila posti disponibili nelle varie scuole specializzazione. Dopo tre mesi di rinvii, le graduatorie definitive e relative assegnazioni sono slittate ulteriormente. Ecco perché si sentono in ostaggio questi giovani dottori che vorrebbero soltanto esercitare la professione che hanno meritato.
“La sensazione che domina è la frustrazione – spiega la dottoressa Caterina Curatolo che, con altri colleghi ha organizzato il sit di Palermo -. Noi stiamo dando tutto per una missione che abbiamo scelto, perché ci crediamo. E vorremmo essere in prima linea, adesso, che ce n’è più bisogno, mentre vediamo i colleghi che non reggono l’urto. Chiediamo rispetto e risposte certe”.
Qualche giorno fa, lo stesso presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato, era intervenuto con parole molto dure: “Siamo in piena pandemia, mancano i medici e da ottobre aspettano una graduatoria definitiva per sapere in quale corsia d’ospedale italiano saranno destinati per prendere servizio il 30 dicembre. Un ritardo scandaloso e immorale per la salute delle persone e per il decoro dei medici, a cui oggi però si chiedono sacrifici smisurati. E’ il risultato doloroso di quell’imbuto formativo creato da scellerate scelte politiche sulla formazione medica dopo la laurea”.

