"A Palermo quasi la metà | dei beni sequestrati d'Italia"

“A Palermo quasi la metà | dei beni sequestrati d’Italia”

Il dato rivelato da Silvana Saguto, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, nel corso dell'audizione in Commissione Antimafia, che rientra nel filone d'inchiesta sui beni confiscati e per un approfondimento sulla vicenda Italgas e Gas Natural Italia Spa.

Sezione misure di prevenzione
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ROMA – “Il tribunale di Palermo da pochi mesi ha una sezione dedicata alle misure di prevenzione. Palermo è una sezione speciale per la quantità di beni sequestrati: ne ha quasi la metà del resto di tutta l’Italia”. Lo ha detto il magistrato Silvana Saguto, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, nel corso dell’audizione, davanti alla Commissione Antimafia, che rientra nel filone d’inchiesta sui beni confiscati e per un approfondimento sulla vicenda Italgas e Gas Natural Italia Spa attualmente in amministrazione giudiziaria disposta dal tribunale di Palermo. “Il fenomeno mafioso in Sicilia – ha detto Saguto – non è più vasto rispetto ad altre località ma è molto più seguito e ha dato molti più risultati grazie all’azione di prevenzione. Il problema è la gestione delle imprese, mantenere vive le imprese, continuare a gestirle nel corso degli anni, a volte numerosi. Sono molte le difficoltà nel dover convertire una impresa che nasce “viziata”, in settori che vanno dall’ edilizia alla gestione dei servizi, con tutte le ricadute che questo comporta”. Saguto ha riferito che la magistratura ha saputo dal pentito Angelo Siino di un “tavolo per la gestione degli appalti”, che si stava spostando a livello nazionale, con la possibilità di gestire l’assegnazione delle varie gare pubbliche: “questo è tutt’ora il problema”.

“I Cavallotti hanno una impresa indagata nel corso degli anni e per lungo periodo. Sono nominati nei cosiddetti pizzini di Provenzano, in quasi tutti quelli in cui si parla della gestione degli appalti per la metanizzazione della Sicilia”. Lo ha detto il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, in audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia a proposito del commissariamento, lo scorso anno, dell’Italgas, avvenuto con un decreto della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. “Provenzano – ha raccontato il magistrato ai parlamentari della Commissione Antimafia – raccomandava queste imprese che doveveno lavorare sempre. La totalità dei collaboratori di giustizia hanno dichiarato che i Cavallotti erano prestanome di Provenzano e della mafia di Belmonte, Paese in cui c’è stato un accesso della prefettura. La quasi totalità della metanizzazzione in alcuni comuni siciliani della provincia di Palermo era presa da queste imprese che si autofinanziavano, ottenendo così l’appalto e la concessione della gestione della rete. A livello indiziario il tribunale e la corte d’appello hanno ritenuto che l’impresa dei Cavallotti fosse viziata di vicinanza alla mafia al di là del fatto che i soggetti fossero stati materialmente condannati”. “Indagando su questi appalti – ha spiegato poi Saguto – si è venuto a scoprire che essi presentavano una serie di criticità e si è andati avanti con il sequestro delle imprese che nel frattempo erano state nominalmente aperte dai figli dei Cavallotti. Le analisi degli appalti hanno consentito di dimostrare che malterialmente i contratti venivano firmati dai genitori e non dai figli, genitori a cui erano già state sequestrate e confiscate le imprese. Abbiamo iniziato a dubitare del fatto che chi le concessioni le dava, non controllasse”. La restante parte della seduta della Commissione Antimafia è stata secretata. Italgas spa sarebbe stata commissariata nel 2014 per rapporti di collaborazione imprenditoriale con le imprese dei Cavallotti, soggetti a misure di prevenzione personali e patrimoniali. (ANSA).

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