"Abbiamo colpito | uno dei clan più potenti"

“Abbiamo colpito | uno dei clan più potenti”

In conferenza stampa parole misurate ma dirette. Ecco il racconto degli inquirenti.

CATANIA. Il resoconto in conferenza stampa dell’operazione “I Vicerè” è di quelli inquietanti. Poche parole, quasi nulla in verità rispetto alle comunicazioni ufficiali, ma la descrizione è quella di un apparato senza scrupoli e pronto a tutto. Pestaggi, imposizione del pizzo e droga: il quadro è chiaro. Ecco il resoconto degli interventi.

Riccardo Galletta (Comandante Legione carabinieri Sicilia): “Non è usuale che un comandante della Legione regionale partecipi ad una conferenza stampa successiva ad una operazione. 
Ma la mia presenza vuole rendere, anzitutto, merito allo sforzo dei carabinieri di questo comando provinciale ed i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Noi diamo contezza di due momenti distinti ma correlati. Il primo riguarda un’attività investigativa estesa di quasi cinque anni: uno sforzo significativo. Il secondo è quello dell’esecuzione: quello svolto nella notte appena trascorsa. E non sembri una cosa irrilevante perché eseguire un numero così importante di provvedimenti cautelari è un’impresa enorme. Abbiamo definito il quadro definitivo degli assetti del clan Laudani; documentato i legami tra i Laudani e i Santapaola-Ercolano; definito i ruoli ricoperti nel racket delle estorsioni”.

Francesco Gargano (Comandante provinciale carabinieri): “Oggi abbiamo colpito uno dei clan più forti e potenti dell’attività criminale catanese. Era organizzata come una holding, in diversi gruppi sotto il comando dei vertici. Abbiamo ricostruito il volume d’affari del clan a “vocazione” imprenditoriale. Le estorsioni erano diffuse ma i commercianti non hanno collaborato: le estorsioni avvenivano anche con sequestri di persona e pestaggi. Il volume d’affari era di 500 mila euro mensili”

Giovannella Scaminaci (Sostituto procuratore): “Il sistema del clan era evoluto: l’autorità centrale, ovvero quella della famiglia Laudani, aveva il ruolo delle decisioni importanti. Anche il ruolo delle donne è importante, un ruolo manageriale. C’era anche un legame saldo con l’ndrangheta di Reggio Calabria. Riteniamo che con questa operazione abbiamo consentito di togliere dal territorio molti pesi sulle attività commerciali del territorio.

Pasquale Pacifico (Sostituto procuratore): “Sono stati rinvenuti elenchi di soggetti sottoposti ad estorsione: abbiamo verificato tutto attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali. Devo dire che le vittime delle estorsioni hanno dato una collaborazione molto scarsa: tutti hanno ammesso di essere costretti a pagare il pizzo riconducendo tutto a Giuseppe Laudani che però oggi è un collaboratore di giustizia. Era un modo per sgravarsi da eventuali ritorsioni da parte del clan”.

Antonella Barrera (Sostituto procuratore): “Grazie alla complessa attività d’indagine partita nel 2010, siamo intervenuti in particolari momenti di fibrillazione. Mi riferisco ad una operazione di Paternò dove abbiamo ricostruito l’omicidio di Paternò. Un’altra nel 2014 che ci ha permesso di scardinare il clan Laudani a Randazzo”.

Lina Trovato (Sostituto procuratore): “L’ultima cosa che va sottolineata è che il clan non disdegnava il traffico di stupefacenti: grazie ai rapporti con altri gruppi mafiosi aveva modo di far entrare nel territorio droga di ogni natura”.

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