'Affissioni gate', Job Creation |risponde all'associazione Aspes

‘Affissioni gate’, Job Creation |risponde all’associazione Aspes

Riceviamo e pubblichiamo.

diritto di replica
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CATANIA – Angelo Caruso del Tavolo per le imprese e il suo socio Maurizio Giuffrida, titolari della Job Creation srl chiedono diritto di replica essendo stati più volte menzionati nella lettere dell’associazione Aspes, pubblicata dal vostro giornale, relativamente alla vicenda definita “affissioni gate”. Caruso e Giuffrida desiderano precisare quanto segue: ​”​L’Aspes sottolinea che l’amministrazione Stancanelli, dal 2005 al 2012 non ha eseguito la Sentenza Cga n. 336/2005. Tale assunto è da considerarsi non esatto in quanto l’Ente ha fatto propria la medesima sentenza (che tra l’altro non annullava assolutamente i provvedimenti della nostra società), proprio perché nel frattempo si è reso conto che tutti i provvedimenti in possesso delle società (comprese quelle associate alla stessa Aspes) erano illegittimi poiché scaduti (ai sensi del codice della strada), e non adeguati alle nuove normative di legge subentrate dal 1993.

Infatti, aveva con diverse note ufficiali (tra cui il prot. 201339 del 01/07/11 a firma del Dirigente del Settore Pubblicità) chiarito che era in itinere una generale procedura di rivisitazione del regolamento sulla pubblicità che nel più breve tempo possibile doveva portare tutti gli operatori del settore a mettersi definitivamente in regola. Ci preme ricordare all’Aspes, che la stessa sentenza del 2005 ha reso pienamente valido e attuabile il piano generale degli impianti, tanto contestato e criticato nella stessa nota pubblicata.

Per quanto, invece, riguarda la responsabilità della precedente amministrazione nell’aver predisposto dei provvedimenti giudicati illegittimi perché emessi durante la propria gestione, va ricordato che era piena facoltà dei diretti interessati poterli impugnare se considerati non legittimi, ma ci risulta invece che tale impugnativa sia avvenuta solo ed esclusivamente per motivi legati alle tempistiche triennali non rinnovabili, e non per una questione di legittimità.

Ma c’è di più. Le aziende associate all’Aspes, hanno proposto all’amministrazione attuale di predisporre un protocollo d’intesa che è stato realizzato e approvato con un atto di Giunta Municipale, ma cosa più rilevante, in tale protocollo i contestati provvedimenti degli anni 2012-2013 erano il fulcro dello stesso accordo (art. 2-3-4-5-11) anche al fine di ottenere la sistemazione ed il riposizionamento degli impianti posti in palese violazione al codice della strada.

Ci sembra quindi quanto dichiarato abbastanza contraddittorio. La nota dell’Aspes sottolinea inoltre come anche la Job Creation abbia chiesto l’annullamento di gare per l’assegnazione di concessioni pubblicitarie e che invece un’azienda associata all’Aspes dopo un lunghissimo iter siano riuscite ad ottenere una sentenza da parte del Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria, la n. 05/2013, che prevedeva invece tale percorso.

Innanzitutto la Job Creation, come altre società, ha sempre contestato l’impostazione che diversi Enti davano ai bandi di gara. Nello specifico si avevano sempre situazioni in cui le concessioni avrebbero portato ad una sorta di monopolio o al massimo duopolio, dove solo le aziende commercialmente più forti avrebbero potuto ottenere pacchetti di impianti pubblicitari a discapito degli altri con la conseguente quasi nulla concorrenza sul mercato. Ѐ altresì molto strano come durante le riunioni che hanno portato alla predisposizione del protocollo d’intesa prima citato, la stessa Aspes, in nome e per conto dei suoi associati, abbia sottolineato come il mercato odierno, colpito da una crisi economica gravissima, sostanzialmente non potesse sopportare, la possibilità delle gare perché troppo onerose.

Un breve richiamo è giusto anche fare riguardo la sentenza del Consiglio di Stato in Adunanza Plenaria, il tutto per sottolineare che la stessa sentenza indica le gare come miglior strumento da applicare per l’assegnazione di spazi pubblicitari, ma dice anche che il tutto è solo ed esclusivamente rimandato alla potestà decisionale dell’Ente che può decidere nel proprio regolamento le modalità di assegnazione sia a gara che ad istanza di parte.

Riguardo poi le cosiddette “Ordinanze propositive” adottate nella città di Catania, con cui è stata prevista secondo l’ASPES “l’illegittima occupazione di gran parte dei siti individuati nel Piano Generale degli Impianti di Catania che, per tale ragione, non sono stati assegnati alle imprese titolari di legittime autorizzazioni, che richiedevano l’adeguamento dei loro impianti” vogliamo ricordare per correttezza solo qualche numero: Il Piano Generale degli impianti prevede ben 5508 siti, di questi per le cosiddette “ordinanze propositive” ne sono stati assegnati in totale circa 500, crediamo di non dover aggiungere altro se non di sottolineare che l’adeguamento di cui si parla doveva essere fatto entro il 1997, cioè nel momento dell’approvazione dello stesso Piano Generale , ma ci risulta che a quella data non è stato invece ne richiesto ne tantomeno fatto.

In ultimo ci preme dire che non risulta vera l’affermazione che le associate dell’Aspes insieme con altre aziende, assieme ad altre, abbiano messo a disposizione gratuitamente le maestranze per l’esecuzione di alcuni punti previsti nel Protocollo d’intesa, basti ricordare che l’art. 11 e 14 dello stesso, prevedevano che l’amministrazione attuale si impegnasse ad annullare in autotutela le sanzioni elevate (cosa poi avvenuta) successive ai provvedimenti di riordino adottati dalla Direzione Ragioneria Generale, (tanto per intenderci i criticati provvedimenti dichiarati illegittimi dal Cga con la sentenza n. 371/15) che invece hanno permesso ai loro fruitori di operare incontrastati per molti anni sul mercato catanese con i consequenziali ingentissimi guadagni a scapito della leale concorrenza​”​.

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