Aggressioni al Pronto Soccorso |Siap: "Ora soluzioni tangibili"

Aggressioni al Pronto Soccorso |Siap: “Ora soluzioni tangibili”

L'intervento del segretario Tommaso Vendemmia.

il sindacato di polizia
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CATANIA – “Le continue aggressioni presso il pronto soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele hanno solo prodotto tavoli per la sicurezza, dichiarazioni stampa e strumentalizzazioni varie, ma nessuna tangibile soluzione”, lo dichiara in una nota Tommaso Vendemmia, segretario provinciale del Siap. “Ormai se ne parla da anni e ricordiamo che oltre al personale sanitario, è stato aggredito anche personale di Polizia, che ovviamente per le competenze da espletare (rammentiamo che ha il compito di trasmettere referti all’Autorità Giudiziaria) è impiegato in maniera isolata, senza le indennità previste per le vigilanze, e all’OVE, è forse il più esposto a rischio tra tutti gli ospedali cittadini, visto che quelli di provincia non hanno posto fisso. Le soluzioni al grave fenomeno, sono da ricercare tenendo conto in più fattori contingenti: l’ubicazione dell’OVE; il numero di utenti trattati. E’ chiaro – aggiunge il segretario del sindacato di polizia – che presso questo nosocomio, la direzione sanitaria deve prendere seri provvedimenti di tutela e di prevenzione, aumentando le Guardie Particolari Giurate e il personale al pronto soccorso ma soprattutto, essere severa con il personale che “involontariamente” fa entrare chicchessia.

E’ curioso che in questo presidio entri chiunque nei reparti senza passare dal triage, oppure che deve essere il medico a far rispettare i turni. La Polizia di Stato, non può essere utilizza a presidio di una struttura sanitaria e il poliziotto presente, per le attribuzione di ufficiale di Polizia Giudiziaria, non può essere allo stesso tempo il vigilante, né tantomeno il “testimone” di dissidi alimentati o scaturenti dalle visite mediche, come è accaduto nel recente passato; l’imparzialità è un preciso dovere ed è irrinunciabile. Noi temiamo ad una esposizione al rischio su più fronti, quale: l’aggressione ( come è già accaduto), l’obbligo di riferire all’A.G. sui fatti per cui si viene a conoscenza e l’esposizione alle accuse di inattività. Non va sottaciuto, che presso il pronto soccorso le persone – scrive ancora – non sempre sono lucide, spesso la loro preoccupazione è fonte di arrabbiatura contro il sistema sanitario e la presenza del poliziotto può far scaturire, nell’utente esasperato, una aspettativa di intervento che poi nei fatti non è facile da ricercare e non sempre a propria ragione. Detto ciò non è giustificabile nessuna forma di violenza verbale e fisica. La situazione rappresentata non può essere quindi risolta dalla Polizia, noi crediamo che occorra riorganizzare il presidio. Plaudiamo – scrive infine Vendemmia – alle dichiarazioni del Ministro della Sanità sulla necessità di rendere le pene severe e soprattutto che vengano applicate”.

 


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