Antonio, Paolino, Carlotta e... | Ferragosto di lacrime e preghiere

Antonio, Paolino, Carlotta e… | Ferragosto di lacrime e preghiere

Le tragedie di ieri e quelle del passato. Che nessuno potrà mai dimenticare.

I morti del Ferragosto provocano lo stesso dolore di tutti gli altri, ma, forse, c’è un chiodo che spinge a fondo. Vanno via al culmine della festa, nello sfolgorio del sole, in un tempo donato alla felicità. E pensi che la sorte sia stata più crudele, anche se non è vero.

Coloro che conoscono le beffe del destino temono il Ferragosto e i suoi presagi: capita, per esempio, ai giornalisti a cui tocca raccogliere il lutto in forma di cronaca. Spesso accade qualcosa che non avresti mai voluto.

Nella notte dei tuffi al chiaro di luna, secondo la cronaca fin qui disponibile, un uomo è annegato ad Aspra. Si chiamava Antonio Badalamenti e aveva 54 anni. Era tornato per le vacanze dall’America. La Guardia costiera di Porticello l’ha cercato tra le onde, ma ha potuto soltanto recuperare il corpo. Intanto, cresce la pena per un ragazzo disperso a Trapani. Si spera e si prega, mentre riemergono dalla memoria i fantasmi dei Ferragosto passati. E rimane, inspiegabile, quel senso di un accanimento, come se morire in estate fosse differente.

Tornano vecchie storie dai taccuini chiusi nei cassetti, quando le parole erano tratti di penna che mostravano le emozioni. Torna il volto bambino e sorridente del quindicenne Paolo Leto che in una notte stellata di diciassette anni fa, mentre cercava la legna per il falò, poggiò la mano su un palo dell’illuminazione e rimase folgorato.

Con i segni della scrittura riemergono le immagini. Una rampa di scale in una bella casa residenziale. Il volto pallido e la cravatta nera di un padre che accoglieva i giornalisti, tentando di spiegare l’inspiegabile: l’ultimo dei tre figli non c’era più. E una promessa mantenuta: “Le dò la foto di Paolino, però lei me la riporti, è tutto quello che abbiamo di lui”. Le nocche sbiancarono mentre le dita stringevano la reliquia. Paolino Leto vive ancora nel cuore di tanti, tra i suoi compagni del liceo artistico e altri che sentirono la sua storia e ne rimasero straziati, sia pure da lontano.

In un incidente stradale, se n’è andata Carlotta. La sua mamma, Ester Bonafede, ci ha scritto una lettera che abbiamo pubblicato: “La morte di mia figlia Carlotta è arrivata nella mia vita come l’evento imponderabile che ogni genitore considera impossibile da avverarsi; sopravvivere alla morte di un figlio. (…) L’infanzia di mia figlia, le nostre risate, il gioco, la cura, la dedizione; posso andare indietro nel tempo e riprovare tutto con la stessa intensità, annullando la perdita in un eterno presente. Posso riuscire a ricordare i dettagli: quale grande dono Dio ha riservato a noi… Ogni anno accendo una candela per Lei e prego perché Carlotta abbia per sempre la felicità, le dono ogni gesto e pensiero buono che compio vorrei sostituirmi a Lei: vorrei vivesse al posto mio ma non posso”.

E quante sono le candele accese per ogni vita che è stata inghiottita dal buio. E come è miracolosa, in tanta perdita, la certezza del ricongiungimento. La fiducia di Ester che si tiene stretta alla sua luce. Il coraggio dei genitori di Paolino che non hanno mai smesso di cercarlo e di amarlo, nella sua stanza, in quella bella casa residenziale, nello stropicciamento di una foto, nelle carezze e negli abbracci da cui sono circondati, pegno di un amore che non avrà mai fine. Fanno male i morti di Ferragosto. Fanno male i morti. Ma la risacca del mare non smarrisce mai niente. Prima o poi, riporta indietro tutto.

 

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