PALERMO – Le armi, i soldi del racket e il carcere. Sono tre elementi su cui bisogna concentrarsi nel tentativo di trovare una chiave di lettura sull’escalation di intimidazioni.
Bottiglie di benzina e raffiche di kalashnikov, pistole e fucili: è evidente che si tratti di una sfida. La partita è doppia, contro lo Stato e contro le gerarchie mafiose.
I gesti sono talmente plateali da stridere con il modus operandi di Cosa Nostra. Chi vuole imporre il pizzo non lascia in una notte sette bottiglie di benzina davanti ad altrettanti lidi fra Isola delle Femmine e Capaci. Il risultato è l’attenzione massiccia delle forze dell’ordine. Una strategia più efficace prevede di presentarsi in maniera discreta dal titolare di un’attività commerciale invitandolo a “farsi la strada”. Altro che sventagliate di mitra. A meno che non si voglia creare tensione per scalare le gerarchie e lanciare un messaggio.
Il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo è da sempre attraversato da scontri interni. Gli ultimi che hanno provato, e in parte ci sono riusciti, a mettere in riga i “cani con la barba” dello Zen sono stati i fratelli Nunzio e Domenico Serio che però a febbraio 2025 sono stati arrestati.
L’anziano boss di Partanna Mondello Giovanni Cusimano riponeva grande fiducia nei fratelli Serio. Poi aggiungeva: “Minchia, il Militano… appena esce Carmelo, caro mio, fanno lui”. Carmelo Militano è stato uno dei boss storici dello Zen legato ai Lo Piccolo. Per anni è stato al carcere duro ma ora è in semilibertà in una casa lavoro nel Nord Italia. Nel blitz dei 181 del febbraio 2025 è stato arrestato il figlio Francesco, che in virtù del passato del padre si auto cuciva addosso un ruolo di primo piano:“… tu pensi che io sono scimunito… io non sono all’altezza?”.
Francesco Stagno, fedelissimo di Nunzio Serio, sosteneva che “qua l’unico che può parlare tutto… tutto lo Zen, tutto fra dieci anni, vent’anni, trent’anni… è il padre di Francesco… è Carmelo… allo Zen il numero uno non è… fra vent’anni a venire ora… e sarà… è sempre lui“.
Stagno è il genero Massimiliano Vattiato, già condannato per mafia e personaggio che gode di rispetto (entrambi sono stati arrestati a febbraio 2025). Parlava spesso di armi: “… me le portano e io le compro… fino ad avantieri due… me le sono comprate… ho venduto … ottocentocinquanta proiettili…”.
Stagno confidava alla moglie di essersi armato fino ai denti per non rischiare di soccombere in un eventuale conflitto a fuoco. Era pronto a usarle come se fosse “la sinfonia… gliene metto tre, quattro, cinque… vai… vieni per me io vengo per te… appena esce mio suocero… le prendo tutte… a parte che ce le ho, non mi mancano quelle che fanno i buchi… c’è corta, più lunga… canna lunga, canna corta… e quella a tamburo… e se poi le usano in un omicidio me le comprano nuove”. Il suocero è stato scarcerato e di nuovo arrestato insieme a lui. Dove sono finite le armi?
E poi ci sono i legami con i carcerati. A mantenerli è stato Paolo Lo Iacono, altro volto noto allo Zen e pure lui arrestato nel blitz dei 181 assieme al figlio Mariano. Un altro figlio, Mirko, è stato assolto e scarcerato dopo avere rischiato l’anno scorso una pesantissima condanna per il tentato omicidio di Guseppe, Antonino e Fabrizio Colombo, avvenuto il 23 marzo del 2021 in via Patti, e poi dei soli Antonino e Giuseppe Colombo, in via Rocky Marciano, il 20 novembre del 2021.
Poalo Lo Iacono si era preso a cuore l’educazione di Salvatore Diele, figlio del boss detenuto Sandro, che dello Zen è stato il capo. Lo Iacono ha avuto un ruolo chiave: garantire il sostegno economico alle famiglie dei detenuti. Nel libro paga c’erano Sandro Diele, Francesco Adelfio, Domenico Caviglia e Giuseppe Cusimano. Chi usciva dal carcere come Gaetano Ciaramitaro andava depennato dalla lista. I soldi andavano raccolti riscuotendo una tassa nei padiglioni dello Zen e nelle piazze di spaccio.
Si guarda agli scarcerati per capire se qualcuno guidi i picciotti che impugnano i Kalashnikov e se vanno in giro a lasciare bottiglie piene di benzina. Ma anche ai detenuti. L’anno scorso Livesicilia ricostruì che l’ergastolano Salvatore Lo Piccolo nel 2023 avrebbe addirittura trovato il modo dal 41 bis di far pervenire un’ambasciata a Cusimano. A fare da tramite sarebbe stata la moglie del boss, Rosalia Di Trapani. Si parlava del “pesciaiolo (il pescivendolo ndr) di Pallavicino… dice sono a posto”.
Non era un reale venditore di pesce, ma un membro dell’associazione che aveva ricevuto il messaggio dalla donna con il compito di girarlo a Cusimano.
I riferimenti ai trascorsi giudiziari della donna e degli altri membri della famiglia Lo Piccolo portarono i carabinieri a ritenere che si parlasse di Totuccio il “barone’ di San Lorenzo. Altri tempi, altri boss. Oggi sono liberi pezzi grossi come Calogero Lo Piccolo, uno dei figli di Salvatore, e i cugini Biondino. E se fossero proprio loro i bersagli della sfida?

